Malattia di Alzheimer: la fragilità dell’anziano potrebbe modulare la sintomatologia

Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista The Lancet Neurology suggerisce che la fragilità rende gli anziani più sensibili alla demenza da malattia di Alzheimer e limita gli effetti dei cambiamenti cerebrali correlati alla demenza sui sintomi della demenza stessa. I risultati suggeriscono che la fragilità dovrebbe essere considerata nella cura clinica e nella gestione dell’Alzheimer.

Lo studio ha rilevato che gli adulti più anziani (59 anni e più) con livelli più elevati di fragilità avevano più probabilità di avere sia cambiamenti cerebrali correlati alla malattia di Alzheimer e sintomi di demenza. Al contrario, altri pazienti con sostanziali cambiamenti cerebrali, ma che non erano fragili, mostravano meno sintomi.

La fragilità innesca l’espressione clinica della demenza

“Riducendo la riserva fisiologica di un individuo, la fragilità potrebbe innescare l’espressione clinica della demenza, mentre potrebbe rimanere asintomatica in chi non è fragile”, spiega il professor Kenneth Rockwood della Nova Scotia Health Authority e Dalhousie University, Canada, che ha guidato lo studio. “Questo indica che un cervello fragile potrebbe essere più suscettibile a problemi neurologici come la demenza, poiché è meno in grado di far fronte al carico patologico.”

“Questo è un enorme passo nella giusta direzione per la ricerca sull’Alzheimer. I nostri risultati suggeriscono che l’espressione dei sintomi della demenza deriva da diverse cause e che i cambiamenti cerebrali correlati alla malattia di Alzheimer sono probabilmente solo un fattore in una cascata di eventi che portano a sintomi clinici. Capire come i fattori di rischio individuali lavorino insieme per dare origine alla demenza tardiva è probabile che offra un nuovo modo per sviluppare opzioni terapeutiche mirate.”

Un fenomeno complesso

I risultati supportano l’idea che la demenza tardiva, e in particolare il morbo di Alzheimer, sia un fenomeno complesso piuttosto che una singola entità caratterizzata da rischio genetico o anormalità di singole proteine ​​nel cervello. Tuttavia, gli autori avvertono che questo studio è un confronto trasversale di dati da un singolo database che include solo gli adulti che vivono in Illinois, USA.

Ricerche precedenti hanno dimostrato che alcune persone con alterazioni cerebrali correlate alla malattia di Alzheimer, quali ad esempio le deposizioni di amiloide, possono avere pochi sintomi caratteristici della malattia, mentre altri con pochi cambiamenti cerebrali possono presentare sintomi. Queste discrepanze suggeriscono che alcuni fattori nascosti potrebbero influenzare la relazione tra i cambiamenti cerebrali correlati alla malattia di Alzheimer e la demenza da Alzheimer.

La demenza da Alzheimer: lo studio

La maggior parte delle persone che sviluppano la demenza di Alzheimer ha più di 65 anni e molti altri problemi di salute. La fragilità – una condizione legata a una ridotta riserva fisiologica, una maggiore vulnerabilità ad altri disturbi – è associata all’età e ai tassi più alti di deficit cognitivo e demenza, ma poche ricerche hanno esplorato come queste condizioni potrebbero essere correlate.

In questo studio, i ricercatori hanno utilizzato la modellizzazione per valutare le relazioni tra fragilità, alterazioni cerebrali correlate alla malattia di Alzheimer e demenza di Alzheimer tra 456 partecipanti al progetto Rush Memory and Ageing (MAP), che non avevano né demenza né demenza da Alzheimer. Successivamente al decesso sono stati sottoposti ad esame autoptico del cervello. Il MAP è uno studio clinico-patologico longitudinale degli anziani che vivono in Illinois, iniziato nel 1997.

Ogni anno i partecipanti hanno ricevuto valutazioni neuropsicologiche e cliniche, che comprendevano esami cognitivi dettagliati e esami neurologici. La diagnosi clinica della demenza da Alzheimer si basava sul consenso clinico. Poco più della metà (53%) dei partecipanti hanno avuto una diagnosi di possibile o probabile demenza di Alzheimer alla loro ultima valutazione clinica. Placche cerebrali e grovigli sono stati misurati dopo la morte per quantificare i cambiamenti correlati alla malattia di Alzheimer. I ricercatori hanno anche sviluppato un indice di fragilità utilizzando una combinazione di 41 componenti dello stato di salute (ad esempio affaticamento, problemi articolari e cardiaci, osteoporosi, mobilità, preparazione dei pasti) ottenuti ad ogni valutazione clinica.

Cambiamenti cerebrali e demenza: i risultati dello studio

Complessivamente, 35 partecipanti (8%) hanno avuto sostanziali cambiamenti cerebrali correlati alla malattia di Alzheimer senza essere diagnosticati con demenza, e 50 (11%) avevano la demenza di Alzheimer ma avevano pochi cambiamenti cerebrali correlati alla malattia.

L’analisi ha rivelato che la fragilità e le alterazioni del cervello correlate alla malattia di Alzheimer contribuiscono in modo indipendente allo stato di demenza, dopo essersi aggiustati per età, sesso e istruzione.

I ricercatori hanno anche trovato un’associazione significativa tra la fragilità e i cambiamenti cerebrali correlati alla malattia di Alzheimer dopo aver escluso le attività della vita quotidiana dall’indice di fragilità e aggiustando per altri fattori di rischio come ictus, insufficienza cardiaca, pressione alta e diabete.

“Mentre la fragilità è probabile che riduca la soglia per i cambiamenti cerebrali correlati alla malattia di Alzheimer nel causare declino cognitivo, probabilmente contribuisce anche ad altri meccanismi che provocano la demenza, indebolendo il legame diretto tra i cambiamenti del cervello correlati alla malattia di Alzheimer e la demenza”, Afferma Rockwood.

“Mentre è necessaria più ricerca, dato che la fragilità è potenzialmente reversibile, è possibile che aiutare le persone a mantenere la funzione e l’indipendenza in età avanzata potrebbe ridurre sia il rischio di demenza che la gravità dei sintomi debilitanti comuni in questa malattia.”

 

 

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