Se gli orsi mangiano cibo umano, il letargo si accorcia e invecchiano più rapidamente

Gli orsi che si nutrono con cibo ottenuto dall’uomo potrebbero ibernare di meno e questo potrebbe associarsi a un maggiore invecchiamento cellulare. La ricerca, pubblicata su Scientific Reports ci aiuta a comprendere il forte impatto indiretto a livello biologico, potenzialmente negativo, della disponibilità di cibo umano sull’invecchiamento degli animali.

Cibo umano e letargo ritardato

Già in passato il maggiore accesso al cibo umano, come la spazzatura, le colture o il bestiame, è stato collegato ad un letargo ritardato, o accorciato, negli animali selvatici. Al contrario però, le conseguenze del consumo di questo cibo, innaturale per gli animali, su benessere fisico e longevità sono state poco studiate.

Cibo umano e invecchiamento cellulare nell’orso

Rebecca Kirby e colleghi hanno studiato la relazione tra il nutrirsi con cibo umano, la durata del letargo e l’invecchiamento cellulare, nell’orso nero americano (Ursus americanus). I ricercatori hanno rintracciato e valutato 30 orsi femmina nei pressi di Durango, Colorado, USA dall’estate 2011 fino all’inverno 2015. Hanno scoperto che gli orsi che consumavano più alimenti umani durante l’estate andavano in letargo per periodi di tempo più brevi durante l’inverno successivo. I periodi di ibernazione ridotti erano associati a un aumento dei tassi di accorciamento dei telomeri. I telomeri sono sequenze ripetitive di DNA all’estremità dei cromosomi che possono essere utilizzate come marcatori per l’invecchiamento cellulare, perché si accorciano quando le cellule si riproducono.

L’accessibilità al cibo umano può alterare il comportamento della fauna selvatica

I risultati suggeriscono che gli orsi che consumano più alimenti umani possono perdere alcuni dei vantaggi ottenibili nel lungo termine grazie ai periodi di letargo. Tra questi particolarmente importante appare un maggior invecchiamento cellulare. La continua progressione nello sviluppo umano e di conseguenza la più facile accessibilità al cibo umano da parte degli animali selvatici, possono alterarne il loro comportamento, con potenziali conseguenze a livello molecolare.

 

 

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