Scoperta una nuova luna di Nettuno, la più piccola: Ippocampo

Ippocampo è il nome che è stato assegnato alla luna più piccola di Nettuno, recentemente scoperta. Un articolo, pubblicato la scorsa settimana sulla rivista Nature, riporta ora i dati derivati dalla sua osservazione.

Gli autori descrivono le dimensioni e lo schema dell’orbita del satellite e suggeriscono alcune possibili teorie sulla sua formazione.

Le sei lune interne di Nettuno

Quando nel 1989 la sonda Voyager 2 ha sorvolato il pianeta, ha individuato sei piccole lune interne, in orbita attorno a Nettuno. Si pensa che queste lune interne siano più giovani dello stesso pianeta, essendosi formate relativamente poco dopo la cattura della più grande luna del pianeta, Tritone. Ogni luna interna è stata probabilmente frammentata dagli impatti di una cometa.

La settima luna: Ippocampo

Mark Showalter e colleghi hanno studiato le lune e gli anelli interni di Nettuno usando il Telescopio Spaziale Hubble e hanno trovato una settima luna interna. Questa era rimasta inosservata durante il volo di Voyager 2. Ciò significa che Nettuno ha 14 lune in totale. La scoperta è arrivata attraverso speciali tecniche di elaborazione delle immagini, che hanno permesso agli autori di concentrarsi sui satelliti interni di Nettuno nonostante le loro orbite veloci.

Il grande impatto con una cometa

La nuova luna, chiamata Ippocampo, in riferimento alla creatura marina della mitologia greca, è la più piccola di Nettuno, con un diametro medio di circa 34 chilometri. Ippocampo orbita vicino a Proteus, la più grande e il più esterna delle lune interne. Gli autori propongono che questa nuova luna del pianeta possa essersi formata da frammenti espulsi dal satellite più grande, dopo un forte impatto con una cometa. Analizzando i risultati ottenuti nello studio, gli autori concludono che i dati forniscono un ulteriore supporto all’idea che lo sviluppo delle lune interne di Nettuno sia stato modellato da numerosi impatti.

 

R. Showalter, et al. The seventh inner moon of Neptune. Nature 2019.

 

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