Cancro: l’importanza della valutazione cardiologica in corso di chemioterapia o radioterapia

Molti medici non parlano ai pazienti oncologici dei rischi di cardiotossicità legati ai trattamenti chemio o radioterapici, così che potrebbero non essere pienamente consapevoli dei pericoli connessi. Un nuovo studio, presentato nel corso del congresso EuroHeartCare 2019, tenutosi nei giorni scorsi a Milano, rivela un bisogno urgente di prendersi cura dei cuori di questi pazienti.

La cardio-oncologia

Il crescente numero di sopravvissuti al cancro e l’aumento del numero di over 65 che necessitano di terapia oncologica cronica significa che la necessità di servizi di cardio-oncologia è in aumento. L’insufficienza cardiaca causata dalla terapia antitumorale può verificarsi fino a 20 anni dopo il trattamento. Nel 2012 oltre 32 milioni di persone in tutto il mondo vivevano con il cancro.

“A seconda del tipo di chemioterapia e radioterapia, tra l’1% e il 25% dei pazienti con cancro possono sviluppare insufficienza cardiaca dovuta al trattamento del cancro”, ha detto l’autore dello studio Robyn Clark, della Flinders University, Adelaide, Australia. “Il rischio dipende anche dai fattori di rischio cardiovascolare come il fumo e l’obesità. Un migliore monitoraggio del cuore e dell’intervento prima, durante e dopo il trattamento può prevenire o ridurre l’impatto di questa cardiotossicità.”

Lo studio

I ricercatori hanno esaminato le cartelle cliniche di 46 pazienti con cancro casualmente selezionati e con cardiotossicità, ricoverati tra il 1979 e il 2015. Solo l’11% è stato riferito a un cardiologo prima della chemioterapia e meno della metà (il 48%) è stato riferito a una clinica per l’insufficienza cardiaca dopo il trattamento del cancro.

Quasi il 40% erano in sovrappeso o obesi, nel 41% dei casi erano fumatori o ex fumatori, il 24% erano regolari consumatori di alcol, il 48% era iperteso e il 26% aveva il diabete. In un sottogruppo di pazienti, è stata confrontata la pratica clinica prima (1994-2011) e dopo (2012-2015) la pubblicazione delle linee guida della Società Europea di Cardiologia per l’oncologia medica del 2012. Il ricorso ad un cardiologo prima della chemioterapia è salito dallo 0 al 23% e la registrazione di un ecocardiogramma di base del cuore è aumentata dal 57% al 77%.

Le linee guida ESC

La Società Europea di Cardiologia ha pubblicato delle raccomandazioni in ambito di cardio-oncologia nel 2016 e nel 2018 ha lanciato l’ESC Council of Cardio-Oncology, per promuovere prevenzione, diagnosi precoce e gestione delle malattie cardiovascolari correlate alla terapia del cancro.

Ai pazienti devono essere comunicati i rischi per il loro cuore prima di iniziare la terapia antitumorale. Così come deve essere fornito un aiuto per smettere di fumare, mangiare sano, esercitare e controllare il loro peso.

La cardiotossicità

La cardiotossicità viene rilevata usando l’elettrocardiogramma, l’imaging cardiaco e i biomarcatori. La frequenza della valutazione dipende da differenti fattori. Ad esempio, la valutazione per la malattia coronarica, l’ischemia e la malattia vascolare è raccomandata nei pazienti con una storia di radiazioni mediastiniche, iniziando cinque anni dopo il trattamento e successivamente almeno ogni cinque anni, anche se non hanno sintomi.

Per prevenire o trattare l’insufficienza cardiaca possono essere somministrati inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) o beta-bloccanti. La terapia del cancro può essere modificata, ad esempio riducendo la dose o intervallando maggiormente due agenti che aumentano il rischio di insufficienza cardiaca quando presi insieme (ad esempio antracicline e trastuzumab).

“Monitorare il cuore durante tutto il percorso del cancro può garantire che sia protetto”, ha detto Clark. “La cardiotossicità può verificarsi anche in persone senza fattori di rischio cardiovascolari, poiché farmaci come antracicline e trastuzumab sono tossici per il cuore. Per i pazienti oncologici che sviluppano insufficienza cardiaca, ci sono cliniche che miglioreranno la loro qualità della vita, ma il nostro studio dimostra che molti non vengono indirizzati”, ha aggiunto.

 

 

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