Embolia polmonare con forame ovale pervio comporta un aumento di 4 volte del rischio di ictus

La presenza di un forame ovale pervio è stata associata ad un aumento di quattro volte del rischio di ictus ischemico nei pazienti ammessi per embolia polmonare sintomatica. Sono questi i risultati di uno studio prospettico di coorte, pubblicati nei giorni scorsi sulla rivista Annals of Internal Medicine.

Pervietà del forame ovale ed embolia polmonare

Un forame ovale pervio è piuttosto comune e può essere identificato in quasi il 25% degli individui sani.

Normalmente si chiude alla nascita, quando i polmoni diventano funzionali, la pressione vascolare polmonare diminuisce e la pressione atriale sinistra supera quella dell’atrio desto. Questo forza il septum primum contro il setto secundum, chiudendo funzionalmente il forame ovale. Con il tempo i setti si fondono, lasciando un residuo, la fossa ovale.

La maggior parte dei pazienti con forame ovale pervio rimane asintomatica e non ha un maggior rischio di sviluppare un ictus. La presenza del forame pervio, tuttavia, è risultata più alta nei pazienti con ictus criptogenetico, suggerendo che potrebbe esserci un sottogruppo di pazienti che sono effettivamente a rischio di ictus. Per spiegare questa relazione, viene ipotizzata un’embolizzazione paradossa di trombi venosi attraverso il forame, che quindi entrano nella circolazione arteriosa, ma il meccanismo sottostante rimane poco chiaro.

Lo studio

Ricercatori del Dipartimento Francese della Sanità hanno studiato 361 pazienti consecutivi con embolia polmonare acuta sintomatica da novembre 2009 a dicembre 2015, in quattro centri ospedalieri francesi. Il loro scopo è stato quello di determinare la frequenza dell’ictus ischemico recente in base al rilevamento di un forame ovale pervio.

Tutti i pazienti sono stati sottoposti a risonanza magnetica entro 7 giorni dal ricovero per identificare la presenza di una lesione cerebrale ischemica recente. È stata inoltre eseguita una ecocardiografia transtoracica a contrasto per rilevare la presenza di un forame ovale pervio. Ciascuno dei due esami è stato interpretato senza conoscere il risultato dell’altro.

Gli autori hanno scoperto che un recente ictus ischemico era significativamente più frequente nel gruppo con pervietà del forame ovale rispetto al gruppo che non lo presentava.

Secondo gli autori, questa scoperta supporta l’ipotesi che l’embolia paradossa è un importante meccanismo di ictus ischemico in pazienti con forame ovale pervio e concomitante embolia polmonare. Tuttavia, resta ancora del tutto da definire se i pazienti con embolia polmonare dovrebbero essere sottoposti a screening per il forame ovale pervio nella pratica quotidiana.

 

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