Scompenso cardiaco: una riduzione del sodio urinario potrebbe precedere gli episodi acuti

Sarebbe particolarmente utile poter disporre di biomarcatori in grado di prevedere l’evoluzione clinica dell’insufficienza cardiaca. Con queste informazioni si potrebbero attivare tempestivamente misure terapeutiche in grado di contrastare l’evoluzione negativa della malattia, migliorando certamente la qualità di vita del paziente e influendo probabilmente anche sulla sopravvivenza.

Un recente studio, pubblicato sulla rivista JACC: Heart Failure, ha dimostrato una potenziale utilità del monitoraggio del sodio urinario nel prevedere lo sviluppo di episodi acuti di scompenso cardiaco. In particolare, si è visto come i pazienti che sviluppano riacutizzazioni hanno una concentrazione cronicamente inferiore di sodio urinario, che si riduce ulteriormente durante la settimana precedente il ricovero.

Ritenzione di sodio e scompenso cardiaco

Gli episodi acuti di scompenso cardiaco si basano su un progressivo incremento della ritenzione di fluidi, guidato da una corrispondente ritenzione di sodio. Questo processo si accompagna ad una inferiore concentrazione di sodio urinario e può riflettere una maggiore attività neuro-ormonale e una perfusione renale compromessa.

Per questa ragione un gruppo di ricercatori ha cercato di valutare se la concentrazione urinaria del sodio potesse essere utilizzata come biomarcatore per prevedere fasi di acuzie della malattia che portano al ricovero.

Concentrazione di sodio urinario e ricovero per insufficienza cardiaca acuta

Sono stati inclusi nello studio 80 pazienti con insufficienza cardiaca stabile e un’età media di 71 anni. La frazione di eiezione era ridotta o conservata (valore medio 33%) e la concentrazione media di NT-proBNP era di 771ng/l.

I campioni di urina sono stati raccolti in modo spot per 30 settimane consecutive. La concentrazione media di sodio urinario è risultata di 81,6mmol/l. L’escrezione di sodio è rimasta stabile nel tempo a livello di popolazione, ma con significative differenze interindividuali (da 88 mmol/l a 73 mmol/l). Tra gli altri parametri considerati, solo un’età più giovane era un predittore indipendente per un’elevata escrezione di sodio.

Tra i pazienti arruolati nello studio, 21 hanno subito un ricovero nel corso del follow-up, in un tempo medio di 129 giorni, ed erano caratterizzati da una pressione sanguigna più bassa, un livello inferiore di emoglobina, una bassa velocità di filtrazione glomerulare stimata, un NT-proBNP più alto, una peggiore

funzione sistolica ventricolare destra e sinistra e pressioni di riempimento più elevate. Questo gruppo di pazienti ha inoltre evidenziato concentrazioni di sodio urinario significativamente più basse rispetto ai pazienti che non erano stati ricoverati.

Gli autori hanno inoltre osservato come la concentrazione di sodio urinario si riduceva particolarmente nella settimana precedente al ricovero (46 ±16mmol/l versus 70mmol/l) e ritornava ai valori di base una volta che il compenso emodinamico era stato ristabilito.

Nella popolazione di pazienti studiati, quelli con frazione di eiezione conservata erano in numero limitato (11 versus 69 pazienti), ma un’analisi di sensibilità sulla coorte di soggetti con frazione di eiezione ridotta ha confermato le tendenze espresse dalle concentrazioni di sodio urinario.

Un biomarcatore semplice ma promettente

Questo studio ha valutato un numero limitati di pazienti, arruolati in un singolo centro ed estremamente selezionati. Inoltre, molti fattori confondenti potrebbero aver influito sull’escrezione urinaria di sodio. Tra questi vi sono le caratteristiche della dieta seguita e l’utilizzo di diuretici dell’ansa.

Nonostante queste importanti limitazioni la sperimentazione sembra confermare che la ritenzione renale di sodio può essere un marker di severità per lo scompenso cardiaco, in grado di prevedere episodi di riacutizzazione, almeno nei pazienti con frazione di eiezione ridotta.

In questo caso più che mai, i risultati andranno validati in studi ben più ampi, per far sì che un semplice esame del sodio urinario possa diventare un utile indice prognostico nello scompenso cardiaco, in grado di guidare interventi terapeutici precoci.

 

Franco Folino

 

Pieter Martens, et al. Urinary Sodium Profiling in Chronic Heart Failure to Detect Development of Acute Decompensated Heart Failure. J Am Coll Cardiol HF 2019;7:404–14.

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

cinque × 2 =