I pazienti con HIV hanno un maggiore rischio di infarto, ictus e insufficienza cardiaca

La terapia antiretrovirale ha trasformato la storia dell’immunodeficienza virale (HIV) da una malattia progressiva, fatale a una condizione cronica gestibile. Nonostante il profilo infettivo sia migliorato, la malattia è comunque gravata da più alti tassi di infarti, ictus, insufficienza cardiaca, morte cardiaca improvvisa e altre malattie, rispetto alle persone non infette. A indicare questa prognosi cardiovascolare peggiore è l’American Heart Association, con un nuovo scientific statement pubblicato sulla rivista Circulation.

Un aumento del rischio cardiovascolare

Le persone che vivono con l’HIV hanno un rischio cardiovascolare maggiore, a causa delle interazioni tra fattori di rischio tradizionali, come dieta, stile di vita e consumo di tabacco, e fattori di rischio specifici dell’HIV, come un sistema immunitario cronicamente attivato e caratteristiche infiammatorie dell’HIV cronicizzato.

L’uso del tabacco, un importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, è comune tra le persone che vivono con l’HIV. In un campione statunitense rappresentativo a livello nazionale, il 42% delle persone infette erano fumatori correnti. L’abuso di alcol e di sostanze stupefacenti, così come i disturbi dell’umore e l’ansia, bassi livelli di attività fisica e scarsa capacità cardiorespiratoria sono altri fattori comuni tra le persone che vivono con l’HIV. Tutti questi possono contribuire a creare un elevato rischio cardiovascolare.

Le malattie associate all’HIV

“Esistono notevoli lacune nella nostra conoscenza sulle malattie del cuore e dei vasi associate all’HIV, in parte perché la transizione dell’HIV da una malattia mortale a una condizione cronica è relativamente recente, quindi i dati a lungo termine sui rischi di malattie cardiache sono limitati” ha detto Matthew J. Feinstein, presidente del gruppo di scrittura del scientific statement e assistente professore di medicina e medicina preventiva presso la Feinberg School of Medicine, Northwestern University di Chicago.

Inoltre, le persone che vivono con l’HIV sono spesso stigmatizzate e affrontano ostacoli significativi all’assistenza sanitaria ottimale, come il livello di istruzione, dove vivono, l’alfabetizzazione sanitaria, l’abbandono del sistema sanitario, i disturbi cognitivi, l’uso di droghe iniettive, lo stigma interiorizzato e anticipato, l’andatura e mobilità, fragilità, depressione e isolamento sociale. Esistono anche disparità di assistenza in base all’età, alla razza, all’etnia e al genere.

L’invecchiamento della popolazione

Un’altra area di preoccupazione è l’invecchiamento della popolazione delle persone che vivono con l’HIV. Il 75% delle persone che vivono con l’HIV hanno più di 45 anni. “L’invecchiamento con l’HIV differisce notevolmente dalle problematiche dell’invecchiamento della popolazione generale”, ha detto Jules Levin. Levin vive con l’HIV da 35 anni ed è il fondatore e direttore esecutivo del National AIDS Treatment Advocacy Project.

“In media, le persone che vivono con l’HIV che hanno più di 60 anni hanno 3-7 condizioni mediche, tra cui infarti, ictus, insufficienza cardiaca, malattie renali, fragilità e malattie delle ossa e molti assumono 12-15 farmaci al giorno. Con l’avanzare dell’età, le persone che vivono con l’HIV sono spesso sole e disabili, costrette a rimanere a casa a causa della depressione e sono socialmente isolate.

Inoltre, spesso soffrono di mancanza di mobilità e una ridotta capacità di svolgere le normali funzioni quotidiane. Abbiamo urgentemente bisogno di una migliore consapevolezza e di maggiori sforzi di ricerca e cura incentrati sul paziente per questa popolazione vulnerabile “, ha detto Levin.

Raccomandazioni scientificamente fondate

Fornire raccomandazioni scientificamente fondate su come ridurre il rischio di malattie cardiovascolari tra le persone che vivono con l’HIV è una sfida. “C’è una carenza di dati da studi clinici su larga scala su come prevenire e curare le malattie cardiovascolari nelle persone che vivono con l’HIV. Si tratta di un’area di ricerca necessaria per prendere decisioni informate ed efficaci per la prevenzione e il trattamento delle malattie cardiovascolari, nell’invecchiamento della popolazione di persone affette da HIV “, ha affermato Feinstein.

Per valutare il rischio cardiovascolare in una persona che vive con l’HIV, lo statement consiglia un approccio che include la quantificazione dei fattori di rischio cardiovascolare utilizzando strumenti come il calcolatore dell’American Heart Association/American College of Cardiology. Tuttavia, gli autori avvertono che le persone che vivono con l’HIV possono avere un rischio maggiore di quello indicato dal calcolatore.

Ulteriori considerazioni che dovrebbero essere prese in considerazione nella valutazione del rischio di malattie cardiache includono una storia familiare di malattie cardiache e fattori specifici dell’HIV, ad esempio se un paziente abbia iniziato o meno una terapia antiretrovirale subito dopo la diagnosi.

Uno stile di vita sano

Per far sì che le persone che vivono con l’HIV siano in buona salute, Feinstein sottolinea l’importanza di uno stile di vita sano che includa la cessazione del fumo, un’adeguata attività fisica, l’eliminazione o la riduzione della quantità di alcol consumata e una dieta sana. Inoltre, farmaci come le statine, che abbassano il colesterolo possono essere utili, sebbene siano necessari più studi clinici per definirne la reale rilevanza.

 

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