Insufficienza cardiaca: rivaroxaban e aspirina insieme, riducono il numero di eventi cardiovascolari

In pazienti con cardiopatia coronarica o arteriopatia periferica, e una storia di insufficienza cardiaca, la combinazione rivaroxaban e aspirina rispetto all’aspirina da sola produce benefici assoluti maggiori, rispetto a quelli senza scompenso cardiaco. Queste in sintesi le conclusioni di una nuova analisi condotta sui dati raccolti nello studio COMPASS e pubblicata sulla rivista Circulation.

Lo studio COMPASS

Alcuni anni fa lo studio COMPASS ha valutato se rivaroxaban da solo o in combinazione con l’aspirina era più efficace dell’aspirina da sola per la prevenzione cardiovascolare secondaria. Nel 2017 sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine i risultati di questa sperimentazione che aveva incluso oltre 27.000 pazienti, evidenziando come i soggetti assegnati al trattamento con rivaroxaban, alla dose di 2,5mg due volte al giorno, in associazione all’aspirina avevano migliori esiti cardiovascolari, ma con più sanguinamenti maggiori, rispetto a quelli assegnati all’aspirina da sola.

Un sottogruppo di pazienti era stato trattato con dosi più elevate di rivaroxaban (5mg due volte al giorno) in monoterapia. In questi soggetti il farmaco non ha prodotto esiti cardiovascolari migliori rispetto all’aspirina e ha causato un numero più elevato di eventi emorragici maggiori.

In questa nuova analisi sono stati considerati i pazienti con cardiopatia coronarica o arteriopatia periferica che presentavano una storia di insufficienza cardiaca. Considerando l’elevato profilo di rischio di questi soggetti, lo scopo dello studio era quello di valutare gli effetti del rivaroxaban, in associazione o meno con l’aspirina, sull’incidenza di eventi cardiovascolari maggiori.

Scompenso cardiaco e rivaroxaban: lo studio

I 5.902 pazienti inclusi in questa nuova analisi avevano uno scompenso cardiaco lieve o moderato. I soggetti con classe NYHA III o IV, o con una frazione di eiezione ventricolare sinistra minore del 30% sono stati esclusi. L’endpoint primario era un composito di morte cardiovascolare, ictus o infarto del miocardio.

Per quanto riguarda la sicurezza, l’endpoint primario era il sanguinamento maggiore, diagnosticato in base ai criteri ISTH modificati.

L’associazione rivaroxaban aspirina ha indotto una riduzione relativa simile degli eventi cardiovascolari maggiori rispetto alla sola aspirina nei pazienti con (5,5% versus 7,9%) o senza insufficienza cardiaca (3,8% versus 4,7%).

D’altra parte, è stata registrata una maggiore riduzione assoluta degli eventi cardiovascolare nei pazienti con insufficienza cardiaca che assumevano la terapia di associazione.

Lo studio ha anche diviso i pazienti con insufficienza cardiaca in due gruppi con frazione di eiezione del ventricolo sinistro minore, o maggiore o uguale al 40%. In questi due sottogruppi l’endpoint primario non è risultato statisticamente differente.

In base ai risultati, rivaroxaban sembra essere maggiormente benefico in quei pazienti con insufficienza cardiaca lieve o moderata che non hanno avuto episodi recenti di scompenso o presentano un’insufficienza cardiaca avanzata.

Un rischio simile di sanguinamento

Per quanto concerne l’endpoint di sicurezza, i risultati hanno evidenziato un rischio di sanguinamento maggiore simile nei partecipanti con scompenso cardiaco (2,5% versus 1,8%) rispetto a quelli senza scompenso cardiaco (3,3% versus 1,9%).

Risultati vantaggiosi per i pazienti con scompenso cardiaco

Questi nuovi risultati che emergono dallo studio COMPASS sembrano delineare effetti favorevoli della terapia di associazione rivaroxaban aspirina in pazienti con scompenso cardiaco.

La riduzione assoluta degli eventi cardiovascolari nei pazienti che avevano assunto la terapia di associazione sembra evidenziare i vantaggi di un trattamento antitrombotico aggressivo nei confronti del solo trattamento antiaggregante.

Anche in questa analisi emerge ovviamente un maggior numero di sanguinamenti maggiori nel gruppo che assumeva rivaroxaban e aspirina. Un inevitabile aumento del rischio emorragico che andrà di volta in volta confrontato con i potenziali benefici ottenibili, per scegliere la terapia più appropriata nel singolo paziente.

 

Franco Folino

 

Kelley R. Branch, et al. Rivaroxaban With or Without Aspirin in Patients with Heart Failure and Chronic Coronary or Peripheral Artery Disease: The COMPASS Trial. Circulation, June 2019.

 

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