Antiaggreganti in prevenzione primaria: quando i rischi sono maggiori dei benefici

L’utilizzo di farmaci antiaggreganti è diventato via via più comune nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. A precise patologie mediche con una chiara indicazione a questo trattamento si contrappongono però situazioni in cui l’utilizzo di questi farmaci non ha una provata efficacia. In questi casi, pur non ottenendo effetti benefici certi, il paziente che li assume viene esposto ad un concreto rischio di effetti collaterali, anche gravi.

Nonostante precise raccomandazioni, l’uso di aspirina negli Stati Uniti è molto diffuso, anche tra gruppi di soggetti a rischio di importanti effetti avversi, compresi gli anziani con precedente ulcera peptica (vedi recente articolo su questo argomento).

Per questo vi è un’enorme necessità per gli operatori sanitari di vigilare sull’uso continuo dell’aspirina e di consigliare i pazienti in base al rapporto rischio beneficio. Un recente studio, pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine ha esplorato questo problema.

L’uso dell’aspirina per la prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari

I medici e le società mediche hanno ampiamente sostenuto l’uso di aspirina per la prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari in soggetti ad alto rischio. Tuttavia, le attuali linee guida basate sull’evidenza dall’American Heart Association e dall’American College of Cardiology hanno espresso raccomandazioni contro l’uso di aspirina di routine in soggetti di età superiore a 70 anni e in quelli con un aumentato rischio di sanguinamento (vedi articolo sulle linee guida). Tuttavia, la misura in cui queste popolazioni assumono l’aspirina per la prevenzione primaria negli Stati Uniti è sconosciuta.

L’aspirina nei soggetti a rischio

Ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center e della Harvard Medical School hanno utilizzato i dati della componente Sample Adult del National Health Interview Survey (NHIS) 2017, un’indagine nazionale sulla salute e disabilità degli adulti negli Stati Uniti, per caratterizzare l’uso dell’aspirina nella prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari.

Hanno scoperto che tra gli adulti di 40 anni o più, senza malattia cardiovascolare, il 23,4% (circa 29 milioni di persone) riferiva di assumere aspirina giornaliera in prevenzione. Di questi, il 22,8% (6,6 milioni di persone) lo ha fatto senza la prescrizione di un medico.

Quasi la metà degli adulti di età pari o superiore a 70 anni senza malattia cardiovascolare ha riferito di utilizzare aspirina. Nell’analisi aggiustata, l’età avanzata, il sesso maschile e la presenza di fattori di rischio cardiovascolare (ipertensione, iperlipidemia, diabete e fumo) sono stati associati in modo statisticamente significativo all’uso di aspirina.

Gli autori hanno notato che una storia di ulcera peptica non era significativamente associata ad un uso più contenuto di aspirina. Secondo gli autori, queste scoperte mostrano un tremendo bisogno per gli operatori sanitari di parlare con i loro pazienti riguardo l’uso degli antiaggreganti.

 

 

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