Le statine lipofile fanno ridurre incidenza e mortalità del carcinoma epatocellulare

L’assunzione di statine lipofile si associa ad una significativa riduzione di incidenza e mortalità del carcinoma epatocellulare. Sono questi in sintesi i risultati di uno studio di coorte nazionale, pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Annals of Internal Medicine.

La ricerca, al contrario, non ha evidenziato una riduzione del rischio per il carcinoma epatocellulare con l’utilizzo di statine idrofile. Saranno comunque necessarie ulteriori ricerche per determinare se la terapia con statine lipofile sia realmente utile nella prevenzione di questa forma tumorale.

Il carcinoma epatocellulare

Ogni anno in tutto il mondo vengono diagnosticati circa 500.000 casi di carcinoma epatocellulare, legati principalmente a infezione cronica da virus dell’epatite B o da virus dell’epatite C. Negli Stati Uniti e in Europa, l’incidenza di questa neoplasia è triplicata dagli anni ’70 e la mortalità sta aumentando più rapidamente per il carcinoma epatocellulare piuttosto che per qualsiasi altro tumore. Pertanto, è urgente identificare strategie di prevenzione primaria efficaci.

Statine e carcinoma epatocellulare: lo studio

I ricercatori del Karolinska Institutet, di Stoccolma, e dell’Università di Harvard, di Boston, hanno studiato un registro svedese nazionale di adulti con epatite virale B o C per valutare la relazione tra l’uso di statine lipofile o idrofile e l’incidenza e la mortalità del carcinoma epatocellulare.

Le statine lipofile sono simvastatina, lovastatina, atorvastatina e fluvastatina, mentre quelle idrofile sono pravastatina e rosuvastatina.

Rispetto a una coorte abbinata che non utilizzava statine, l’uso di statine lipofile è risultato associato a un rischio sostanzialmente più basso di carcinoma epatocellulare incidente, morte per qualsiasi causa e morte correlata al fegato. Gli evidenti benefici delle statine lipofile erano dose-dipendenti e dipendenti dalla durata del trattamento, con la massima riduzione del rischio di carcinoma epatocellulare che si è verificata dopo almeno 600 dosi giornaliere definite cumulative (l’equivalente dell’assunzione di una statina a dose moderata per circa 2 anni).

Non è stata trovata un’associazione simile con un ridotto rischio di carcinoma epatico con l’uso di statine idrofile. Secondo i ricercatori, questi risultati confermano i dati precedenti che collegano le statine con una migliore sopravvivenza e un ridotto rischio di carcinoma epatico nelle malattie epatiche croniche.

 

 

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