Infarti cerebrali piccoli e grandi, combinati, si associano allo sviluppo di demenza

Il rilievo occasionale di piccole lesioni ischemiche cerebrale non è poi così raro nelle persone anziane, ma qual è il loro significato quando vengono evidenziate in persone di mezza età? Un recente studio, pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine, sembra indicare che la presenza di infarti piccoli e grandi, osservati all’imaging cerebrale, si associa a un sostanziale declino cognitivo nei successivi 20 anni di vita. Sorprendentemente però, avere solo infarti grandi o solo infarti piccoli o non si associava a questo stesso rischio.

Le lesioni cerebrali ischemiche silenti

Gli infarti cerebrali silenti sono la causa principale degli ictus, ma sono piuttosto comuni anche nelle persone che non presentano una storia di eventi sintomatici acuti. Gli infarti sono generalmente segnalati solo se sono grandi (almeno 3 mm) e vengono ignorati clinicamente se sono più piccoli. Quando gli adulti vengono sottoposti ad indagini di imaging cerebrale, per qualsiasi motivo, le immagini a volte mostrano questi piccoli infarti, che si associano a futuri ictus e alla mortalità per ictus. Tuttavia, si sa poco sull’associazione tra queste lesioni cerebrali e il declino cognitivo.

Infarti cerebrali e declino cognitivo

I ricercatori del Medical Center dell’Università del Mississippi hanno cercato di determinare la relazione tra gli infarti cerebrali, nella mezza età, e il successivo declino cognitivo. Hanno studiato i dati di risonanza magnetica (MRI), dal 1993 al 1995, di 1.884 pazienti di mezza età senza ictus, i cui infarti erano caratterizzati come nessuno, solo piccoli, solo grandi (da 3 a 20 mm) o entrambi, grandi e piccoli. I pazienti sono stati valutati anche per il declino cognitivo fino a 5 volte in un periodo di 20 anni.

Le differenze tra piccoli e grandi infarti cerebrali

I ricercatori hanno scoperto che le quantità di declino cognitivo associate solo a piccoli infarti e solo a grandi infarti erano simili e non erano statisticamente diverse da quelle associate all’assenza di infarti. Tuttavia, avere una combinazione di infarti più piccoli e più grandi sembrava aumentare il rischio di sviluppare successivamente nella vita un declino cognitivo.

In effetti, alla fine del follow-up di 20 anni, i soggetti con infarti sia piccoli che grandi avevano punteggi cognitivi che erano compatibili con quelli normalmente rilevabili ad un follow-up di 50 anni, invece di soli 20. Secondo i ricercatori, questi risultati suggeriscono che le persone che hanno entrambi i tipi di infarto possono presentare processi patologici cerebrovascolari più pervasivi. Ignorare gli infarti più piccoli, in particolare quando si verificano insieme a quelli più grandi, può portare a sottovalutare il rischio di demenza.

 

 

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