Con l’immunoterapia si potrebbe combattere la fibrosi cardiaca

Una forma di immunoterapia per il cancro potrebbe essere potenzialmente utilizzata come trattamento per alcune lesioni cardiache. È quanto suggerisce uno studio proof-of-concept condotto sui topi, pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Nature.

Il ripristino della funzione cardiaca

Le cellule immunitarie mirate, chiamate cellule T CAR, hanno mostrato di essere in grado di ripristinare la funzione cardiaca in un modello murino in cui era stato indotto un danno cardiaco. Saranno peraltro necessarie ulteriori ricerche per determinare se questo approccio potrebbe essere tradotto in clinica.

La fibrosi cardiaca

La fibrosi cardiaca è una condizione causata da un eccesso di fibroblasti cardiaci: cellule attivate in seguito a una lesione che rendono il miocardio più rigido, ne riducono di conseguenza la funzionalità e possono fornire un substrato per lo sviluppo di aritmie. Questa condizione si riscontra in molte malattie cardiache, tra cui lo stesso infarto miocardico e differenti miocardiopatie, ma esistono pochi trattamenti che migliorano i sintomi e non sono note terapie in grado di colpire direttamente la fibrosi cardiaca.

Le terapie mirate alla fibrosi cardiaca

Le terapie mirate hanno avuto un certo successo nel trattamento del cancro, come l’uso di cellule T ingegnerizzate che riconoscono e distruggono le cellule tumorali. Jonathan Epstein e colleghi hanno indagato se un approccio simile potesse essere applicato per contrastare lo sviluppo di una fibrosi cardiaca. Gli autori hanno così identificato una proteina target candidata su fibroblasti cardiaci attivati ​​di cuori umani malati. Hanno dimostrato che le cellule T CAR modificate, progettate per riconoscere questa proteina, possono ridurre la fibrosi cardiaca e migliorare la funzione cardiaca nei modelli murini con lesioni cardiache e fibrosi.

L’immunoterapia applicata al cuore

L’immunoterapia CAR T è stata approvata dalla FDA per alcune forme di cancro. Tuttavia, prima di prendere in considerazione il suo uso nelle malattie cardiache umane, sono necessari ulteriori studi per ridurre al minimo i rischi per la sicurezza e determinare se la proteina identificata in questa ricerca è il miglior obiettivo per questa linea di trattamento.

 

 

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