Home Gastroenterologia Il taglio cesareo influisce negativamente sullo sviluppo del microbiota nella prima infanzia

Il taglio cesareo influisce negativamente sullo sviluppo del microbiota nella prima infanzia

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Low-temperature electron micrograph of a cluster of E. coli bacteria, magnified 10,000 times. Each individual bacterium is oblong shaped. Photo by Eric Erbe, digital colorization by Christopher Pooley, both of USDA, ARS, EMU.

I bambini partoriti con taglio cesareo tendono ad avere un microbiota intestinale alterato e sono più inclini alla colonizzazione da parte di batteri che potenzialmente possono causare malattie. È questo quanto emerge da uno studio pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Nature.

Nel più grande studio noto nel suo genere, i risultati confermano precedenti sperimentazioni, suggerendo che la modalità con cui avviene il parto è un fattore importante che modella il microbiota intestinale fin dalle prime settimane di vita.

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Il microbiota dei neonati

I neonati acquisiscono microrganismi dalle loro madri e dall’ambiente circostante che vanno a costituire il loro microbiota intestinale. L’interruzione di questo processo è stata associata allo sviluppo di alcune malattie durante l’infanzia o successivamente nella vita. I precedenti tentativi di comprendere ciò che influenza la composizione del microbiota intestinale nei bambini durante il primo mese di vita (periodo neonatale) sono stati limitati dalle dimensioni ridotte del campione e dalla scarsa risoluzione del microbiota stesso.

Il sequenziamento dell’intero genoma del microbiota intestinale

Trevor Lawley e colleghi hanno eseguito il sequenziamento dell’intero genoma del microbiota intestinale umano in 596 bambini, nati a termine negli ospedali del Regno Unito, per determinare in che modo la nascita con taglio cesareo modella la composizione del microbiota durante il periodo neonatale.

Dei bambini studiati, 314 sono nati con parto naturale e 282 con taglio cesareo.

Le analisi hanno rivelato che il parto con taglio cesareo era associato all’interruzione della trasmissione di batteri commensali materni e a una maggiore incidenza di colonizzazione con agenti patogeni opportunistici resistenti ai farmaci, probabilmente di origine ambientale.

Circa l’83% dei bambini nati con taglio cesareo è risultato portatore di batteri potenzialmente patogeni, rispetto a circa il 49% dei bambini sottoposti a parto vaginale. L’uso di antibiotici da parte della madre è risultato responsabile della maggior variabilità nella composizione del microbiota intestinale nei bambini con parto vaginale.

Gli autori concludono precisando che le conseguenze cliniche di queste alterazioni del microbiota legate alla pratica del taglio cesareo e alla presenza di agenti patogeni nella prima infanzia rimangono da determinare.

 

 

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