L’importanza della scelta del luogo dove posizionare i defibrillatori automatici esterni

I defibrillatori automatici esterni (DAE) sono spesso collocati in aree a basso rischio e potrebbero non essere disponibili in determinate ore del giorno. Determinare la posizione ottimale per i DAE può portare a un aumento della defibrillazione da parte degli astanti e ad una maggiore sopravvivenza in coloro che soffrono di arresto cardiaco extraospedaliero (OHCA). Sono queste in sintesi le conclusioni di una nuova ricerca, pubblicata nei giorni scorsi sul Journal of American College of Cardiology.

L’uso di DAE accessibili al pubblico è associato a risultati migliori nei pazienti che manifestano un arresto cardiaco, purché siano disponibili nel momento di necessità.

La posizione ottimale dei DAE

I ricercatori dello studio hanno utilizzato modelli computerizzati per determinare la posizione ottimale dei DAE a Copenaghen. Questo studio in silico – ovvero simulato al computer – ha imitato uno studio clinico randomizzato. Questa progettazione è rapida ed economica, consentendo al contempo ai ricercatori di condurre uno studio per periodi di tempo più lunghi e di incorporare un controllo che altrimenti non sarebbe possibile. Questo è il primo studio in silico che esamina l’intervento del DAE.

Usando i dati storici, sono stati in grado di determinare le posizioni in cui era più probabile che si verificassero gli arresti cardiaci e li hanno confrontati con le localizzazioni reali dei DAE. Gli arresti cardiaci che si sono verificati dal gennaio 1994 al settembre 2007 sono stati utilizzati per la formazione dei modelli e sono stati analizzati gli eventi del periodo di studio di ottobre 2007 – dicembre 2016. Lo studio ha incluso solo arresti cardiaci che si sono verificati in luoghi pubblici.

“Il nostro progetto di prova ha garantito che i metodi di ottimizzazione non fossero avvantaggiati rispetto ai posizionamenti DAE reali”, ha affermato l’autore dello studio Timothy C.Y. Chan, Canada Research Chair in Novel Optimization and Analytics in Health e direttore del Center for Healthcare Engineering dell’Università di Toronto.

Posizioni simulate e posizioni reali

I ricercatori hanno implementato due politiche di collocamento del DAE come interventi. L’intervento n. 1 ha posizionato i DAE in edifici in base alla posizione e alle ore di funzionamento. L’intervento n. 2 ha posizionato i DAE all’esterno in base alla posizione e presupponendo l’accessibilità 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Il gruppo di controllo ha incluso tutti i veri posizionamenti DAE a Copenaghen durante il periodo di studio.

L’endpoint principale è stato il numero totale di arresti cardiaci che si sono verificati all’interno di una linea retta di 100 m, pari a un percorso pedonale di 150 m, da un DAE disponibile.

Mentre i DAE reali hanno coperto il 22 percento di tutti gli arresti cardiaci durante lo studio, quelli dell’intervento n. 1 e n. 2 avrebbero coperto rispettivamente il 33,4 percento e il 43,1 percento. Questi aumenti hanno comportato rispettivamente incrementi di copertura relativa del 52 percento e del 95,9 percento.

“I nostri risultati mostrano che se potessimo tornare indietro nel tempo all’avvio storico del programma DAE a Copenaghen e posizionare i DAE secondo il nostro miglior modello di ottimizzazione, avremmo raggiunto quasi il doppio della copertura degli arresti cardiaci che era stata raggiunta in realtà”, ha detto Chan.

I ricercatori hanno determinato inoltre che la defibrillazione degli astanti è aumentata in modo significativo dal 14,7 percento nel gruppo di controllo al 22,5 percento per l’intervento n. 1 e 26,9 percento per l’intervento n. 2. La sopravvivenza prevista a 30 giorni è aumentata dal 31,3 percento nel gruppo di controllo al 34,7 percento per intervento n. 1 e al 35,4 per cento per l’intervento n. 2.

Disponibilità e distanza del defibrillatore

Questi risultati dello studio sono coerenti con studi precedenti che hanno mostrato una correlazione positiva tra la distanza da un DAE e gli esiti della defibrillazione e della sopravvivenza degli astanti.

I modelli di ottimizzazione in questo studio sono stati originariamente sviluppati per l’uso a Toronto, una città con diversa incidenza di arresti cardiaci extraospedalieri, diversa struttura della città e caratteristiche della popolazione rispetto a Copenaghen. Secondo gli autori, questi risultati forniscono quindi un’ulteriore convalida per la generalizzabilità dei modelli di ottimizzazione per il posizionamento del DAE.

Gli autori riconoscono che mentre questi risultati sono promettenti, suggeriscono la necessità di sperimentazioni cliniche per verificare l’impatto stimato sugli esiti clinici. Inoltre, il posizionamento del DAE è solo uno dei fattori per migliorare la sopravvivenza dell’arresto cardiaco extraospedaliero. Le campagne di educazione pubblica sono necessarie per migliorare la consapevolezza degli spettatori e la volontà di agire, mentre la consegna di DAE con droni e app per smartphone dedicate potrebbe far aumentare ulteriormente l’intervento degli astanti con manovre di rianimazione.

 

 

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