Gli squali che vivono in acque acide possono subire una corrosione dei denti

L’esposizione prolungata ad un’acqua di mare ad alto contenuto di anidride carbonica, e quindi acidificata, può corrodere le squame dentiformi, chiamate denticoli, che ricoprono la pelle dello squalo timido variegato. È questo l’allarme lanciato da uno studio pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Scientific Reports.

Con l’aumentare delle concentrazioni di CO2 nell’oceano a causa dell’attività umana, gli oceani stanno diventando sempre più acidi, con potenziali implicazioni per la fauna marina. Sebbene gli effetti dell’acqua acidificata siano stati studiati in diverse specie, questa è la prima osservazione di un fenomeno di corrosione del denticolo a seguito di un’esposizione a lungo termine.

Gli effetti dell’esposizione all’acqua di mare acidificata

Lutz Auerswald e colleghi hanno studiato gli effetti dell’esposizione all’acqua di mare acidificata negli squali timidi variegati, una specie di gattuccio, endemica delle acque temperate al largo della costa del Sudafrica. Questo squalo comune si trova sopra o vicino al fondo in habitat sabbiosi o rocciosi, a una profondità fino a 130 m. Raggiunge solitamente i 60 cm di lunghezza, presenta un corpo e una testa snelli e appiattiti e numerose piccole macchie bianche sul dorso.

Denticoli danneggiati

Gli autori hanno scoperto che in tre squali alloggiati in acqua di mare acidificata per nove settimane in media, il 25% dei denticoli era stato danneggiato, rispetto al 9,2% dei denticoli di un gruppo di controllo di tre squali che erano stati alloggiati in acque non acide. Suggeriscono che tale corrosione può compromettere la protezione della pelle degli squali e la capacità di nuotare degli squali in acque libere, poiché la superficie del denticolo influisce sulla loro velocità di nuoto.

Inoltre, ipotizzano che una simile corrosione possa verificarsi nei denti degli squali, che hanno la stessa struttura e composizione dei denticoli, il che può influire negativamente sulla loro alimentazione.

Un adattamento a condizioni ostili

Tuttavia, gli autori hanno anche scoperto che sebbene l’esposizione fosse collegata all’aumento delle concentrazioni di CO2 nel sangue, prelevato da un totale di 36 squali alloggiati in acqua di mare acidificata per diversi periodi di tempo, anche le concentrazioni di carbonato aumentavano. Ciò ha impedito al sangue di diventare più acido, suggerendo che questi squali potrebbero essere in grado di adattarsi alle condizioni di CO2 elevata durante i periodi di esposizione.

 

 

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