Immagine del coronavirus

Coronavirus: come si manifesta la malattia?

Continua senza interruzione una serrata produzione di articoli scientifici che cercano di caratterizzare il comportamento del nuovo coronavirus, il Covid-19, dopo la sua comparsa nella città di Wuhan, lo scorso dicembre.

Nei giorni scorsi è stato pubblicato un nuovo studio, condotto da un gruppo multidisciplinare di ricercatori cinesi, che ha cercato di descrivere le caratteristiche cliniche dei pazienti affetti da questa malattia.

La ricerca, pubblicata con libero accesso sul New England Journal of Medicine, sembra indicare una estrema variabilità nelle forme in cui la malattia si manifesta, con molti casi senza febbre e senza anomalie radiologiche.

Il coronavirus in Cina

Dalla sua comparsa nel focolaio originale di Wuhan l’epidemia di Covid-19 è andata rapidamente estendendosi a tutta la Cina. Secondo il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 28 febbraio 2020, nel paese asiatico sono stati confermati 78.961 casi e 2.791 morti. Mentre in Cina i nuovi casi si stanno progressivamente riducendo, giorno per giorno, i casi di contagio nel resto del mondo stanno crescendo piuttosto rapidamente. Sempre secondo il suddetto report, a livello globale i casi confermati sarebbero 83.652.

Le manifestazioni cliniche del coronavirus

Questo nuovo studio ha analizzato i dati relativi a 1.099 pazienti in cui era stata confermata una infezione da Covid-19, fino al 29 gennaio 2020. L’end point composito primario era l’ammissione a un’unità di terapia intensiva, l’uso della ventilazione meccanica o la morte. L’età media dei pazienti valutati era di 47 anni e il 42% di questi era di sesso femminile.

I risultati dell’analisi hanno mostrato come il 5% dei pazienti valutati fosse stato ricoverato in terapia intensiva, il 2,3% sottoposto a ventilazione meccanica invasiva, mentre l’1,4% è deceduto.

I sintomi più comuni rilevati nei pazienti erano la febbre, che si è manifestata in poco meno della metà di loro al momento del ricovero e nell’89% dei casi durante il ricovero, e la tosse, presente in circa il 70% dei pazienti.

Il periodo di incubazione ha fatto registrare una mediana di 4 giorni, con un intervallo interquartile da 2 a 7 giorni. Il riscontro di un’opacità alla tomografia computerizzata del torace era il reperto radiologico più comune (56,4%) all’ammissione in ospedale.

I risultati di questo studio evidenziano peraltro come nel 3% dei pazienti con malattia grave non era presente alcuna anomalia radiografica.

Altro elemento caratteristico della malattia messo in luce da questo studio è stata una linfocitopenia, che era presente nell’83% dei pazienti al momento del ricovero.

Il trattamento farmacologico

Lo studio ha fornito anche alcuni dati che riguardavano il modo con cui i pazienti affetti da Covid-19 erano stati trattati.

La maggior parte di loro (58%) ha ricevuto una terapia antibiotica per via endovenosa e nel 35,8% dei casi è stato somministrato oseltamivir, un farmaco antivirale utilizzato solitamente per il trattamento dell’influenza. Agisce attraverso il blocco di un enzima presente sulla superficie del virus, inibendone la capacità di replicarsi. Ovviamente, la sua efficacia nei confronti del Covid-19, così come in altre infezioni dovute a virus differenti da quello dell’influenza, non è stata ancora dimostrata.

La durata del ricovero si è attestata su una mediana di 12 giorni.

Quadri clinici molto variabili

Questa nuova ricerca aggiunge ulteriori informazioni su come la malattia da Covid-19 si manifesta nei pazienti. I risultati confermano una variabilità significativa di espressione clinica nei primi due mesi dell’epidemia, periodo al quale fanno riferimento i dati raccolti dai ricercatori. Si delinea come i pazienti si sono presentati spesso senza febbre e in molti casi senza anomalie radiologiche.

Raccogliere precise informazioni sul decorso clinico della malattia è di estrema importanza, non solo per capire meglio la sua gravità, ma anche per imparare a diagnosticarla tempestivamente. Inoltre, sono dati fondamentali per aiutare i sistemi sanitari nazionali a programmare gli interventi più opportuni, per far fronte al diffondersi della malattia e razionalizzare l’uso delle infrastrutture sanitarie.

 

Franco Folino

 

 

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