Home Cardiologia Fibrillazione atriale e rivascolarizzazione coronarica: qual è il miglior trattamento antitrombotico?

Fibrillazione atriale e rivascolarizzazione coronarica: qual è il miglior trattamento antitrombotico?

36
0

Nei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare sottoposti a rivascolarizzazione coronarica percutanea (PCI) l’uso della doppia terapia con anticoagulante orale diretto (DOAC) più un inibitore P2Y12 si è associato a un ridotto rischio di sanguinamento maggiore rispetto alla triplice terapia con antagonista della vitamina K (VKA), aspirina e inibitore P2Y12. Sono questi i risultati di una revisione sistematica e meta-analisi, pubblicati sulla rivista Annals of Internal Medicine.

Cardiopatia ischemica e fibrillazione atriale

I pazienti con cardiopatia ischemica e fibrillazione atriale sottoposti a rivascolarizzazione coronarica percutanea creano un problema clinico non indifferente. Non è chiaro quale regime antitrombotico sia più appropriato per prevenire eventi cardiovascolari avversi maggiori in tali pazienti. Le evidenza scientifiche favoriscono gli anticoagulanti diretti rispetto agli antagonisti della vitamina K per la gestione della fibrillazione atriale. Quando però è necessaria anche la terapia antipiastrinica, dopo un intervento di rivascolarizzazione, studi recenti hanno valutato un approccio alternativo: la doppia terapia composta da un DOAC e un inibitore P2Y12, rispetto alla tripla che comprende un VKA e DAPT (doppia terapia antipiastrinica).

Teoricamente, i benefici cardiovascolari ottenuti usando la tripliplice terapia potrebbero essere compensati da un rischio maggiore di sanguinamento, mentre la sospensione dell’aspirina potrebbe portare a tassi più elevati di trombosi dello stent e di eventi ischemici.

Più eventi ischemici con la doppia terapia

I ricercatori della West Virginia University e della Johns Hopkins University hanno esaminato 4 studi che hanno coinvolto quasi 8.000 pazienti, in cui sono stati esaminati gli effetti della doppia terapia, rispetto alla triplice, sul sanguinamento e sugli esiti ischemici, negli adulti con fibrillazione atriale dopo rivascolarizzazione coronarica.

Al follow-up mediano di 1 anno, prove di elevata certezza hanno mostrato che la doppia terapia era associata a un ridotto rischio di sanguinamento maggiore rispetto alla tripla terapia. Prove di scarsa certezza hanno mostrato effetti inconcludenti della terapia doppia rispetto a quella triplice sui rischi di mortalità per qualsiasi causa, mortalità cardiovascolare, infarto del miocardio, trombosi dello stent e ictus.

I risultati, comprese le analisi di sensibilità, erano tuttavia compatibili con un possibile aumento del rischio di endpoint ischemici con l’uso della terapia doppia rispetto a quella triplice.

 

 

Articolo precedenteBugatti: la presentazione, virtuale, della nuova Chiron Pur Sport (VIDEO)
Articolo successivoCoronavirus: i pangolini forse coinvolti nella trasmissione dei microrganismi
La redazione di Newence è composta prevalentemente da collaboratori con competenze maturate in ambito medico, scientifico e tecnologico. I primi sono medici chirurghi, con specializzazioni in differenti aree e discipline mediche, che rivedono in modo critico e analitico i più importanti lavori scientifici pubblicati sulle più autorevoli riviste scientifiche internazionali, proponendo articoli che forniscono ai professionisti della sanità un agile strumento di aggiornamento. Altri collaboratori, di formazione medica o con altre competenze, contribuiscono alla composizione degli articoli inseriti nelle rubriche di carattere non scientifico, tra cui quelle dedicate ad argomenti sportivi e quelle che propongono temi su viaggi e turismo. La redazione cura inoltre la valutazione, elaborazione e pubblicazione di comunicati stampa di aziende e organizzazioni governative e non governative.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

otto − 4 =