Latte e latticini: fanno davvero bene alla salute?

Il latte fa veramente bene alla salute, oppure dobbiamo limitarne il consumo? Questo dilemma continua a riproporsi dopo i numerosi studi pubblicati sull’argomento, spesso con risultati contrastanti. Se si escludono specifiche reazioni avverse alle componenti del latte, tipicamente il lattosio, non è stato mai chiarito con certezza se il consumo di latte, in particolare in età adulta, possa essere fonte di effetti negativi per la salute.

Negli Stati Uniti il Department of Health and Human Services e il U.S. Department of Agriculture hanno pubblicato delle line guida dietetiche per il periodo 2015 – 2020. Nel documento si osserva come il consumo di prodotti lattiero-caseari, per la maggior parte delle fasce di età, sia molto al di sotto delle raccomandazioni. In particolare, l’assunzione media di prodotti lattiero-caseari per i bambini di età compresa tra 1 e 3 anni sembra soddisfare le quantità raccomandate, mentre tutte le altre fasce di età ne assumono in quantità inferiori.

In Europa, secondo i dati USDA, dal 2005 al 2018 il consumo annuale di latte è sceso da 71 a 65 litri pro-capite, mentre nello stesso periodo il consumo annuale di formaggi è salito da 16 a 18 kg.

Le linee guida alimentari della società italiana di nutrizione umana (SINU) raccomandano il consumo di 2-3 porzioni giornaliere di latte o yogurt (una porzione corrisponde a 125 ml di latte o 125 g di yogurt), e 2-3 porzioni a settimana di formaggio fresco (100 g) o stagionato (50 g).

Il latte fa bene? Una review sull’argomento

Una recente review pubblicata sul New England Journal of Medicine cerca ora di fare il punto della situazione, mettendo a bilancio quanto è stato pubblicato sull’argomento negli ultimi anni. Autori dell’articolo sono Walter C. Willett, e David S. Ludwig, del Department of Nutrition presso la Harvard T.H. Chan School of Public Health.

Dopo alcune considerazioni sulla composizione del latte vaccino, e un confronto diretto con il latte materno, gli autori affrontano uno dei problemi più sentiti rispetto al consumo di latticini: la prevenzione delle fratture ossee. Spesso viene infatti raccomandato un sostanzioso consumo di latticini per incrementare l’assunzione di calcio e migliorare la salute delle ossa, in particolare nelle donne in post-menopausa.

Gli autori mettono però in luce il fatto che le nazioni in cui più si consuma latte e calcio sono quelle in cui si registra anche il più alto numero di fratture dell’anca. Sono citati anche altri studi che hanno dimostrato come i livelli di calcio assunto non erano correlati alla densità minerale ossea dell’anca. Una metanalisi evidenzia come il rischio di frattura dell’anca è addirittura maggiore tra le persone che avevano ricevuto integratori di calcio, rispetto a coloro trattati con placebo.

L’articolo prende in considerazione anche il consumo di latticini nei bambini e negli adolescenti, ma anche in questo caso i risultati sono piuttosto deludenti. Le ricerche in questo campo sembrano indicare che il rapporto tra assunzione di integratori di calcio o latticini e la densità minerale ossea segue le regole degli adulti. Sembra emergere una soglia abbastanza bassa per l’assunzione di calcio, al di sopra della quale un introito più elevato ha un piccolo effetto aggiuntivo sulla mineralizzazione ossea.

Consumo di latticini, malattie cardiovascolari e diabete

In nessun campo come in quello cardiovascolare i latticini sono stati a lungo demonizzati. Questi alimenti sono considerati una fonte importante di colesterolo e quindi il loro consumo è fortemente sconsigliato, non solo in pazienti con malattie cardiovascolari, ma anche in soggetti sani con ipercolesterolemia.

D’altra parte però era stato ipotizzato che il potassio contenuto nel latte potesse contribuire a ridurre la pressione arteriosa, ma anche in questo caso i risultati sperimentali sono stati deludenti.

Alcuni studi hanno proposto che il latte vaccino potesse causare il diabete di tipo 1 e, al contrario, ridurre il rischio di sviluppare un diabete di tipo 2. Nel primo caso era prospettata una reattività crociata tra le proteine del latte e le cellule delle isole pancreatiche.

Consumo di latte e rischio di sviluppare il cancro

Tra i differenti effetti negativi attribuiti al latte c’è anche il rischio di sviluppare il cancro, in particolare il cancro al seno e quello della prostata.

Alcune associazioni sono state rilevate anche tra consumo di latte e carcinoma dell’endometrio, in particolare in donne in post menopausa che non assumevano una terapia ormonale sostitutiva.

Al temine dell’articolo gli autori propongono un grafico particolarmente interessante. Qui è messo a confronto il rischio di mortalità per tutte le cause, in base al tipo di proteine consumate nella dieta, di origine animale o vegetale, confrontandolo con quello dei soggetti che assumono proteine derivate dai prodotti caseari.

Si osserva così che consumando una fonte proteica derivata da pollame, pesce o carne non lavorata, il rischio di mortalità è simile a quello delle persone che assumono con la dieta proteine derivate dai prodotti caseari. Il rischio invece si impenna per il consumo di proteine derivate dalle uova e dalla carne lavorata, mentre si riduce quando la fonte proteica è di origine vegetale.

Latte si o latte no? Tiriamo le somme

Quasi sempre avviene che le conclusioni delle review siano fin troppo equilibrate e quindi deludenti. Lasciano il lettore nel dubbio, senza consegnare delle chiare e precise prese di posizione.

In questo caso invece gli autori delineano un quadro abbastanza chiaro, concludendo che le raccomandazioni di aumentare il consumo di latticini a tre porzioni al giorno non sembra giustificata.

Prospettano linee di condotta differenti per adulti e bambini. Nei primi, se seguono una dieta normale, il consumo di latticini non dovrebbe essere incoraggiato, perché non sembra fornire vantaggi, ma è potenzialmente in grado di causare danni alla salute. Al contrario, nei bambini, se la qualità della dieta è bassa, come può avvenire in ambienti a basso reddito, i latticini possono migliorare il profilo nutrizionale.

Per quanto riguarda la necessità di aumentare l’assunzione di calcio e vitamina D, gli autori suggeriscono di preferire gli integratori alimentari, piuttosto che i latticini, evitando così possibili effetti negativi legati ai prodotti caseari.

 

Franco Folino

 

Walter C. Willett and David S. Ludwig. Milk and Health. N Engl J Med 2020;382:644-54.

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

1 + 10 =