Acufeni: diagnosi e trattamento di un disturbo molto comune

L’acufene è un disturbo che colpisce moltissime persone, in forma più o meno grave ed è caratterizzato dalla percezione di un suono, di tonalità variabile, persistente, non presente nella realtà. La sua incidenza nella popolazione è molto varia, andando dal 10% ad oltre il 30%, a seconda dell’età.

Le sue caratteristiche possono essere molto varie. Può essere un suono continuo, oppure pulsatile, sembrare un ronzio, oppure un sibilo. In alcuni casi l’acufene può essere associato a un certo grado di perdita dell’udito.

Anche se le cause responsabili di questo disturbo non sono ancora state definite con certezza, a volte può presentarsi a seguito di un’esposizione a rumori forti o a un’infezione dell’orecchio.

Oltre alla possibile perdita di udito associata, l’acufene causa principalmente ansia, angoscia, depressione, insonnia e può compromettere la concentrazione.

Gli acufeni nel 2020

A fare il punto della situazione sugli acufeni arriva ora un Clinical Update, pubblicato recentemente sulla rivista JAMA, curato da Jay F. Piccirillo, Thomas L. Rodebaugh e Eric J. Lenze, della Washington University School of Medicine, a St Louis, in Missouri.

L’articolo presenta in forma sintetica il percorso diagnostico più opportuno per le differenti forme di acufeni, guidato dalle caratteristiche cliniche di presentazione.

È poi descritta un’ipotesi fisiopatologica alla base di questo disturbo che si basa su una ridotta capacità sensoriale dalla coclea al talamo uditivo. Questo fenomeno causerebbe a sua volta una riorganizzazione delle reti neurali responsabili di attenzione, emozione e udito.

Gli autori sottolineano l’eterogeneità nelle basi biologiche dell’acufene, legata proprio alla sua generazione nelle reti neurali. Una complessità patogenetica che richiede interventi terapeutici personalizzati per i singoli pazienti.

Acufeni: i trattamenti

Esaminando gli effetti di una delle terapie più diffuse per il trattamento degli acufeni, la terapia di riqualificazione dell’acufene (TRT), gli autori presentano i risultati poco incoraggianti di un recente studio randomizzato, controllato con placebo.

Questa cura si basa su una consulenza educativa per diminuire le reazioni negative evocate dall’acufene e sulla somministrazione di un suono, allo scopo di ridurre l’intensità dell’acufene. Di conseguenza, lo scopo di questo trattamento è sostanzialmente quello di raggiungere un’assuefazione nei confronti dell’acufene.

L’articolo propone come alternativa più efficace le terapie comportamentali, in particolare quella cognitivo comportamentale.

Questo tipo di trattamento non cerca di far sparire il suono percepito, ma fa in modo che il paziente non lo percepisca con ansia, ma lo affronti con tranquillità, facendolo retrocedere ad un rumore di sottofondo, di scarsa importanza.

Un punto di forza della terapia cognitivo comportamentale è che può essere impiegata con successo anche in soggetti eterogenei tra loro, ma allo stesso tempo può essere personalizzata, per affrontare le differenti reazioni dei pazienti all’acufene.

 

Franco Folino

 

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