La risposta all’odore dei pazienti con gravi lesioni cerebrali rivelano livello di coscienza e prognosi

Le osservazioni su come i pazienti con gravi lesioni cerebrali rispondono ad una stimolazione con differenti tipi di odore possono indicare il loro livello di coscienza, le loro probabilità di guarigione e la sopravvivenza a lungo termine. Questi sorprendenti risultati sono il frutto di una nuova ricerca, pubblicata recentemente sulla rivista Nature.

Quanto dimostrato dai ricercatori fa pensare che la risposta allo stimolo olfattivo potrebbe essere utilizzata come uno strumento accessibile, in grado di migliorare i tassi di sopravvivenza, discriminando tra i pazienti con stati di minima coscienza e quelli non responsivi.

Misurare lo stato di coscienza nei pazienti con lesioni cerebrali

Misurare lo stato di coscienza nei pazienti con lesioni cerebrali è difficile e spesso la diagnosi che si ottiene è sbagliata, con percentuali di errore fino al 40%. Ciononostante, i livelli di coscienza (ad esempio minimamente cosciente o non responsivo) sono ancora utilizzati per determinare strategie terapeutiche e decisioni di fine vita in pazienti con lesioni cerebrali. Noam Sobel e colleghi propongono che l’olfatto, il senso dell’olfatto, potrebbe essere un biomarcatore per lo stato di coscienza.

Odori piacevoli e spiacevoli

Le risposte ottenute dopo una stimolazione con odori, piacevoli e spiacevoli, quali odore di shampoo e di pesci marci, sono state valutate in 43 pazienti con disturbi della coscienza.

Gli autori riportano che le risposte alla somministrazione dell’odore – modulazioni al volume di aria inalata attraverso la narice – discriminavano tra i pazienti non responsivi e quelli minimamente coscienti.

Nei pazienti non responsivi, la risposta all’annusata è stata inoltre in grado di predire in modo affidabile le possibilità future di recupero della coscienza. Infine, i pazienti che presentavano una risposta alla somministrazione di odori attiva già poco dopo che si era verificata la lesione cerebrale avevano tassi di sopravvivenza più alti rispetto ai pazienti non responsivi nei confronti degli odori.

 

 

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