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Coronavirus: i dati ottenuti dai cellulari possono far prevedere la diffusione delle infezioni

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Immagine del coronavirus
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Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature, i dati nazionali raccolti dai telefoni cellulari, che tengono traccia dei movimenti aggregati delle persone in Cina, possono prevedere con precisione la diffusione geografica e temporale delle infezioni da COVID-19 con due settimane di anticipo. Lo studio ha analizzato la distribuzione dei flussi della popolazione a Wuhan, in Cina, durante le prime fasi dell’epidemia di COVID-19, nel gennaio 2020.

Coronavirus: i dati dei cellulari per valutare gli spostamenti delle persone

I movimenti della popolazione su larga scala possono contribuire a creare diffusi focolai localizzati della malattia, originando così una vera e propria epidemia. Tuttavia, il monitoraggio di tali flussi aggregati della popolazione, come durante il periodo chunyun dei viaggi di massa in Cina, in vista della vigilia del Capodanno lunare cinese, il 24 gennaio 2020, può rivelarsi impegnativo.

Nicholas Christakis e colleghi hanno studiato i dati anonimi ottenuti dai telefoni cellulari di un importante operatore nazionale cinese, al fine di analizzare i movimenti di oltre 11 milioni di persone che hanno trascorso almeno 2 ore a Wuhan tra il 1 e il 24 gennaio 2020, quando è stata imposta la quarantena.

Hanno collegato questi dati ai tassi di malattia COVID-19 fino al 19 febbraio rilevati da 296 prefetture in 31 province e regioni di tutta la Cina.

Coronavirus: i dati dei cellulari per prevedere l’andamento dell’epidemia

Gli autori riportano che le restrizioni alla quarantena sono state molto efficaci nel ridurre sostanzialmente i movimenti, con deflussi della popolazione in calo del 52%, dal 22 gennaio al 23 gennaio, e di un ulteriore 94% il 24 gennaio. Mostrano anche che la distribuzione dei deflussi della popolazione potrebbe aiutare a prevedere con precisione la frequenza e le posizioni geografiche delle infezioni da COVID-19 in Cina fino a due settimane prima. Inoltre, permetterebbero di identificare potenziali città ad alto rischio di trasmissione in una fase iniziale dell’epidemia. Gli autori suggeriscono che il modello riportato nello studio potrebbe essere utilizzato per valutare il rischio di trasmissione della comunità COVID-19 nel tempo in diverse località in futuro.

Gli autori concludono che i risultati del loro studio potrebbero aiutare i responsabili delle politiche sanitarie di altri paesi, avendo a disposizione dati sui telefoni cellulari, a effettuare valutazioni dei rischi rapide e accurate e pianificare l’assegnazione di risorse durante le epidemie.

 

 

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