Immagine del coronavirus

Il coronavirus può infettare anche l’intestino

Il coronavirus SARS-CoV-2 è in grado di infettare organoidi intestinali umani e di pipistrelli, vale a dire delle versioni miniaturizzate e semplificate dell’intestino, prodotte in laboratorio. Questi risultati sono il frutto di una ricerca pubblicata nei giorni scorsi sulla rivista Nature Medicine.

In base ai dati ottenuti, che includono anche l’isolamento clinico del virus da un campione di feci umane, suggeriscono che SARS-CoV-2 potrebbe essere in grado di infettare il tratto intestinale umano, oltre al sistema respiratorio.

Il coronavirus negli organoidi intestinali

L’analisi genetica del virus ha rivelato che SARS-CoV-2 è strettamente correlato ad altri coronavirus, quali quelli della SARS, presenti nei pipistrelli. Tuttavia, l’assenza di modelli di laboratorio che possono essere utilizzati per studiare i virus in questi animali limitava le capacità di studio in quest’area. Per questo, i ricercatori hanno creato organoidi di pipistrello, allo scopo di aiutare a chiarire le origini di SARS-CoV-2.

Jie Zhou e colleghi riportano la creazione del primo organoide intestinale di pipistrello. L’organoide è stato derivato dalla specie di pipistrello a ferro di cavallo Rhinolophus sinicus e simula la composizione cellulare dell’epitelio intestinale. Gli autori hanno quindi valutato se gli organoidi fossero sensibili all’infezione da SARS-CoV-2.

Coronavirus: l’infezione nell’intestino di pipistrelli e uomini

I ricercatori hanno scoperto che questi organoidi erano in grado di sostenere la replicazione virale. I risultati suggeriscono quindi che SARS-CoV-2 può infettare le cellule intestinali di pipistrello.

Zhou e co-autori hanno anche valutato se gli organoidi intestinali umani fossero sensibili al virus e hanno osservato che anche qui si verificava una replicazione virale. Sono stati anche in grado di isolare SARS-CoV-2 dal campione di feci di una paziente con diagnosi di COVID-19, il che suggerisce che potrebbe essersi verificata un’infezione intestinale.

Gli autori osservano che la via precisa attraverso la quale può verificarsi l’infezione intestinale umana non è chiara, ma ciò potrebbe rappresentare una via aggiuntiva di trasmissione del virus.

 

 

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