L’incidenza di ictus ischemico nei pazienti COVID-19

Anche se il coronavirus è un agente infettivo respiratorio, i pazienti che ne sono affetti evidenziano non infrequentemente anche sintomi neurologici, specifici e non specifici, come anosmia, vertigini e cefalea. Un recente studio su questo argomento è stato presentato in un precedente articolo apparso su Newence.

Con il diffondersi della pandemia sono diventate sempre più frequenti le segnalazioni di presentazioni neurologiche e neuropsichiatriche gravi associate a COVID-19. In Cina il virus SARS-CoV-2 è stato anche isolato nel liquido cerebrospinale di un paziente con encefalite.

Nelle passate settimane un nuovo studio ha analizzato l’incidenza di un’altra possibile complicanza di COVID-19: l’ictus. La ricerca, pubblicata sulla rivista JAMA Neurology, ha valutato l’incidenza di ictus ischemico nei pazienti affetti da COVID-19. Per un confronto diretto, ha utilizzato come gruppo di controllo soggetti affetti da influenza, una malattia respiratoria virale che già precedenti studi hanno associato ad un aumento di incidenza dell’ictus.

Lo studio, retrospettivo, è stato condotto in due ospedali accademici di New York e ha incluso pazienti con visite al pronto soccorso o ricoveri per COVID-19 confermato. Il gruppo di controllo includeva pazienti con visite al pronto soccorso o ricoveri per influenza di tipo A/B nel periodo che andava dal 1° gennaio 2016, fino al 31 maggio 2018.

COVID-19 e ictus ischemico: il confronto con l’influenza

I casi di COVID-19 registrati nei due ospedali nel periodo dello studio (4 marzo- 2 maggio, 2020) sono stati 1.916. La loro età media era di 64 anni e il 57% di loro era maschio. Tra questi, l’ictus ischemico si è verificato con un’incidenza dell’1,6%, percentuale che sale all’1,8% considerando i soli pazienti ospedalizzati. L’intervallo di tempo tra l’insorgenza dei sintomi e la diagnosi di ictus è stato di 16 giorni. L’età media dei pazienti con ictus era di 69 anni e il 58% erano uomini.

Il 35% degli ictus ischemici si sono verificati in pazienti con infezione grave da COVID-19 e sottoposti a ventilazione meccanica. La mortalità ospedaliera tra i pazienti con malattia COVID-19 è stata del 32% tra quelli che avevano sviluppato un ictus ischemico e del 14% negli altri.

Tra i 1.486 pazienti affetti da influenza (età media 62 anni) identificati nello studio, l’incidenza dell’ictus ischemico è stata dello 0,2%.

Anche dopo aggiustamento per età, sesso e razza, la probabilità di ictus era maggiore nei pazienti con malattia da COVID-19, rispetto a quelli con influenza.

COVID-19 e ictus ischemico: la causa è un’infiammazione violenta?

Gli autori dello studio formulano alcune considerazioni per spiegare la maggior incidenza di ictus ischemico tra i pazienti con COVID-19. La prima, si basa sul fatto che le infezioni virali agiscono in generale come fattori scatenanti che fanno aumentare il rischio di ictus ischemico e di altri eventi trombotici arteriosi. I meccanismi implicati sono legati allo sviluppo dell’infiammazione e al generarsi di fenomeni protrombotici. Proprio nei pazienti con COVID-19 è stata evidenziata una risposta infiammatoria particolarmente violenta, associata anche ad un aumento dei livelli di D-dimero e alla presenza di anticorpi antifosfolipidi.

La seconda, considera a maggior rischio di ictus ischemico i pazienti con COVID-19 per la più frequente presenza in questi soggetti di complicanze quali aritmie atriali, insufficienza cardiaca e trombosi venose, che possono contribuire a favorire lo sviluppo di un ictus.

Anche se la nostra comprensione delle complicanze neurologiche nei pazienti affetti da COVID-19 è ancora scarsa, sembra emergere una chiara relazione tra questi eventi.

Gli autori concludono sottolineando che i loro risultati dovrebbero spingere i medici ad essere vigili per rilevare tempestivamente sintomi e i segni di ictus ischemico nei pazienti con COVID-19, così da rispondere prontamente con misure terapeutiche adeguate.

 

Franco Folino

 

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