Trapianto di polmone: ricondizionare gli organi attraverso una circolazione incrociata con un maiale

I polmoni umani danneggiati che sono stati scartati per il trapianto di organi potrebbero essere ricondizionati attraverso l’uso della circolazione incrociata con un maiale. È quanto suggerisce un articolo pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Nature Medicine.

La disponibilità di organi per eseguire il trapianto polmonare – l’unica cura definitiva per la malattia polmonare allo stadio terminale – rimane limitata a per la mancanza di polmoni da donatori di alta qualità. Le attuali strategie per aumentare la disponibilità di polmoni da donatori includono l’uso della perfusione polmonare ex vivo (EVLP). Questa tecnica si basa sul pompaggio continuo di ossigeno e sostanze nutritive all’organo, per supportare la funzione dei polmoni dei donatori all’esterno del corpo, prima del trapianto. Non è chiaro però quanto la EVLP possa riabilitare i polmoni danneggiati.

Il trapianto di polmone: una circolazione incrociata

In un precedente lavoro, Gordana Vunjak-Novakovic, Matthew Bacchetta e colleghi hanno scoperto che i polmoni di maiale danneggiati potevano essere ricondizionati quando collegati al sistema di circolazione di un altro maiale. In questo documento, gli stessi ricercatori hanno valutato se lo stesso processo potesse essere usato per ricondizionare i polmoni umani.

Gli autori hanno collegato cinque polmoni umani danneggiati, che erano stati precedentemente rifiutati per il trapianto, al sistema circolatorio di un maiale. I suini sono stati trattati con farmaci immunosoppressori per prevenire il rigetto degli organi.

Dopo 24 ore di connessione, l’istologia e la funzione dei polmoni umani danneggiati erano migliorate, incluso un polmone che era stato rifiutato per il trapianto dopo EVLP. Gli autori propongono che i polmoni considerati non idonei per il trapianto, che non possono essere recuperati mediante l’uso di EVLP, potrebbero essere ricondizionati da questo approccio di circolazione incrociata.

Gli autori osservano che saranno necessari studi futuri per valutare il potenziale clinico di questo approccio. Andrà valutata la possibilità che le cellule di suino residue e altri fattori polmonari possano causare risposte immunitarie o la trasmissione della malattia al ricevente del trapianto.

 

 

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