Le donne che assumono ß-bloccanti hanno un maggior rischio di insufficienza cardiaca da SCA

Le donne che assumono beta-bloccanti per il trattamento di un’ipertensione arteriosa, senza precedenti di malattie cardiovascolari, hanno un rischio di sviluppare un’insufficienza cardiaca quasi il 5% più elevato, rispetto agli uomini, quando si presentano in ospedale con sindrome coronarica acuta.

Questi in sintesi i risultati di una nuova ricerca, pubblicata nei giorni scorsi sulla rivista Hypertension.

Donne, beta bloccanti e rischio di insufficienza cardiaca

I beta-bloccanti sono farmaci che sono indicati anche nel trattamento dell’ipertensione arteriosa. In questo studio i ricercatori hanno analizzato gli effetti dei beta-bloccanti su uomini e donne con ipertensione e sindrome coronarica acuta, in assenza di precedenti malattie cardiovascolari.

È stata quindi registrata la successiva incidenza di insufficienza cardiaca per determinare se il farmaco avesse causato esiti diversi.

“Le ricerche precedenti sugli effetti dei beta-bloccanti includevano in maggioranza uomini, quindi abbiamo cercato di esaminare come il genere gioca un ruolo negli esiti dei pazienti”, ha detto Raffaele Bugiardino, professore di cardiologia all’Università di Bologna e autore principale dello studio. “Le donne sono storicamente sottorappresentate nella maggior parte degli studi clinici sull’ipertensione. È importante includere una divisione equa di pazienti maschi e femmine nella ricerca futura, per far luce sulle disparità e sui trattamenti attuabili”.

Donne, beta bloccanti e insufficienza cardiaca: il trattamento dell’ipertensione arteriosa

Lo studio ha analizzato le informazioni dall’archivio internazionale Survey of Acute Coronary Syndromes (ISACS), dall’ISACS-TC e dai registri clinici EMMACE-3X da ottobre 2010 a luglio 2018. La ricerca ha incluso dati di 13.764 adulti, in 12 paesi europei, che erano ipertesi e non avevano precedente storia di malattie cardiovascolari. I pazienti sono stati classificati per genere e quindi separati in due gruppi: quelli che assumono, o meno, beta-bloccanti.

I ricercatori hanno scoperto che tra i partecipanti che assumevano beta-bloccanti le donne presentavano un tasso di insufficienza cardiaca del 4,6% più elevato rispetto agli uomini, quando si presentavano in ospedale con sindrome coronarica acuta.

La mortalità di uomini e donne con insufficienza cardiaca era circa sette volte quella dei pazienti con infarto miocardico acuto e nessuna complicazione di insufficienza cardiaca. Le donne con un infarto miocardico con innalzamento del segmento ST (STEMI) avevano il 6,1% in più di probabilità di avere un’insufficienza cardiaca rispetto agli uomini con STEMI. Infine, uomini e donne che non assumevano beta-bloccanti avevano approssimativamente lo stesso tasso di insufficienza cardiaca.

Donne, beta bloccanti e insufficienza cardiaca: il ruolo della terapia ormonale

“Quello che abbiamo trovato presenta un solido caso di riesame dell’uso della terapia con beta-bloccanti per le donne con ipertensione. Per le donne che non hanno una storia di malattie cardiovascolari e solo ipertensione, riteniamo che sia incredibilmente importante per loro regolare la pressione sanguigna attraverso la dieta e l’esercizio fisico”, ha osservato Bugiardino. “È possibile che l’aumento del rischio di insufficienza cardiaca per le donne sia dovuto a un’interazione tra terapia ormonale sostitutiva e beta-bloccanti, sebbene queste informazioni non siano state raccolte o testate nel nostro studio. Questo e altri potenziali fattori devono essere studiati in modo più approfondito.”

I ricercatori hanno precisato alcune limitazioni del loro studio. Poiché è stato osservazionale, i risultati possono presentare una certa varianza e ulteriori dati sono necessari per la conferma. Tuttavia, uno studio randomizzato controllato sulla terapia con beta-bloccanti in pazienti con ipertensione potrebbe non essere considerato etico poiché sarebbe stato progettato per confermare il rischio e non trarne beneficio. Lo studio non ha incluso informazioni sul periodo di tempo in cui i pazienti hanno utilizzato un precedente trattamento o sul dosaggio dei beta-bloccanti.

 

 

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