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COVID-19: la diminuzione dei contatti in ristoranti, caffè e hotel può far ridurre notevolmente le infezioni

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Secondo uno studio di modellizzazione, basato sui dati degli Stati Uniti, la riapertura di luoghi come ristoranti, centri fitness, caffè e hotel, comporta il rischio più elevato di trasmissione di SARS-CoV-2.

Il modello suggerisce che riduzione dei contatti in questi luoghi può comportare una notevole riduzione delle infezioni previste. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, evidenzia anche le disparità nel rischio di infezione in base allo stato socioeconomico.

Un modello di trasmissione SARS-CoV-2

Per valutare come i cambiamenti nei movimenti potrebbero alterare la diffusione di SARS-CoV-2, Jure Leskovec e colleghi hanno utilizzato i dati dei telefoni cellulari statunitensi (raccolti tra l’1 marzo e il 2 maggio 2020) per mappare i movimenti di milioni di persone provenienti da diversi quartieri locali. Hanno poi combinato questi dati con un modello di trasmissione SARS-CoV-2, che ha consentito di identificare potenziali sedi ad alto rischio e popolazioni a rischio. Le simulazioni del loro modello prevedono con precisione il conteggio giornaliero confermato dei casi in dieci delle più grandi aree metropolitane statunitensi, come Chicago, New York e San Francisco.

Il livello di dettaglio dei dati sulla mobilità ha permesso ai ricercatori di modellare il numero di infezioni che si verificano, di ora in ora, in quasi 553.000 località distinte raggruppate in 20 categorie – chiamate “punti di interesse” – che le persone tendevano a visitare regolarmente.

Limitare l’occupazione del 20% ridurrà le nuove infezioni di oltre l’80%

Il loro modello ha previsto che un piccolo numero di questi luoghi, come i ristoranti a servizio completo, sia responsabile della grande maggioranza delle infezioni. Ad esempio, nell’area metropolitana di Chicago, il 10% dei punti di interesse rappresentava l’85% delle infezioni previste in queste aree. Il modello prevede che rispetto ai gruppi a reddito più alto, le popolazioni a basso reddito hanno maggiori probabilità di contrarre l’infezione perché non sono state in grado di ridurre la loro mobilità in modo sostanziale e perché i luoghi che visitano tendono ad essere più piccoli e più affollati, il che aumenta il rischio di infezione. Ad esempio, i negozi di alimentari visitati da individui a basso reddito tendevano ad avere il 59% in più di persone, rispetto a quelli visitati da individui a reddito più alto, e i loro visitatori rimanevano in media il 17% più a lungo.

Modellando chi potrebbe essere infettato e in quali luoghi, gli autori sono stati anche in grado di stimare gli effetti di diverse strategie di riapertura e suggeriscono che il loro modello può fornire importanti informazioni per guidare le politiche di riapertura dei locali dopo un lockdown. Ad esempio, si prevede che limitare l’occupazione di una sede al 20% della sua capacità massima ridurrà le nuove infezioni di oltre l’80%, ma ridurrebbe il numero complessivo di visite solo del 42%.

 

 

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