L’insufficienza renale mette a rischio di scompenso cardiaco, e viceversa

Che rapporto esiste tra insufficienza renale cronica e insufficienza cardiaca? In base a quanto emerge da un recente studio la relazione sembra molto stretta e, cosa ancor più importante, reciproca.

Una recente sperimentazione, pubblicata sulla rivista JACC, ha evidenziato come le percentuali di ospedalizzazione per scompenso cardiaco erano più elevate tra i pazienti con valori ridotti di velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR) e con valori elevati del rapporto albumina-creatinina urinaria. A loro volta, i pazienti con insufficienza renale ricoverati per scompenso cardiaco hanno evidenziato maggiori rischi di progressione della malattia renale e una mortalità più elevata.

Insufficienza renale cronica e malattie cardiovascolari

L’insufficienza renale cronica è una delle principali cause di mortalità e morbilità in tutto il mondo. La sua prevalenza è aumentata costantemente nell’ultimo decennio. Questo incremento sembra essere in stretta relazione all’aumento dei casi di diabete.

La diagnosi di questa malattia è semplice ed economica e si basa principalmente sullo screening di individui ad alto rischio, come quelli con ipertensione e diabete. Le malattie cardiovascolari sono una delle principali cause di mortalità in questi pazienti e l’aumento del rischio per queste patologie sembra almeno in parte dovuto a fattori di rischio tradizionali e non tradizionali. Questi possono indurre un rimodellamento miocardico e vascolare portando a varie forme di cardiopatia.

Da precedenti studi sappiamo che i pazienti con insufficienza renale cronica hanno un rischio tre volte maggiore di sviluppare una insufficienza cardiaca incidente. L’identificazione di questi fattori di rischio è quindi essenziale nella gestione dei pazienti con insufficienza renale cronica, poiché la disfunzione cardiaca è associata a una prognosi sfavorevole in pazienti con insufficienza renale e viceversa.

Il legame fisiopatologico che unisce cuore e reni ha portato a identificare una precisa entità clinica: la sindrome cardiorenale.  Una condizione in cui il trattamento dell’insufficienza cardiaca congestizia è limitato dalla diminuzione della funzionalità renale. Quando, in sostanza, la disfunzione di un organo può indurre la disfunzione dell’altro.

Aspetti epidemiologici da definire

Nonostante una sempre maggiore diffusione dell’insufficienza renale cronica e delle concomitanti patologie cardiovascolari, i dati epidemiologici su questa condizione sono relativamente limitati.

Per questo, un gruppo di ricercatori nordamericani ha cercato di valutare i tassi di ospedalizzazione e riospedalizzazione per scompenso cardiaco in una vasta popolazione di pazienti con insufficienza renale cronica. Nello studio è stato inoltre valutato il rischio di progressione della malattia renale e la mortalità.

Lo studio CRIC

I ricercatori hanno studiato individui con insufficienza renale cronica da lieve a grave, definita da una eGFR compresa da 20 a 70 ml/min/1,73m2, arruolati nello studio CRIC (Chronic Renal Insufficiency Cohort).

Tra i 3.791 pazienti inclusi nello studio, nel corso del follow-up sono stati osservati un totale di 1.774 ricoveri per scompenso cardiaco. Di questi, 702 episodi erano incidenti e 1.072 erano avvenuti in pazienti con insufficienza cardiaca nota.

Tassi più elevati di ricovero sono stati registrati in pazienti con eGFR inferiore. Dopo aggiustamento per le caratteristiche demografiche, il tasso di ricovero era 2,1 volte più alto per i partecipanti con eGFR compresa tra 30 e 44, e 2,9 volte più alto per i partecipanti con eGFR inferiore a 30 ml/min/1,73m2.

Anche i livelli del rapporto albumina/creatinina urinaria si sono dimostrati correlati alle ospedalizzazioni per scompenso cardiaco. I tassi di ricovero sono infatti risultati significativamente più alti con valori più elevati di questo rapporto. I rapporti di frequenza erano 1,9 per valori compresi tra 30 e 299 e 2,6 per valori maggiori o uguali a 300 mg/g, rispetto a valori <30 mg/g.

Nei modelli aggiustati per caratteristiche demografiche, fattori di rischio cardiovascolare e uso di farmaci, il tasso di riospedalizzazione per scompenso cardiaco entro 30 giorni era da 2 a 3 volte più alto nei pazienti con il più basso eGFR e un rapporto albumina/creatinina urinaria più alto.

D’altro canto, il ricovero per scompenso cardiaco entro 2 anni dall’ingresso nello studio è stato associato a maggior rischio di progressione della malattia renale (HR 1,93) e di morte per tutte le cause (HR 2,20).

Un rischio reciproco

I risultati di questo studio sembrano così confermare in modo chiaro come la presenza di un’insufficienza renale cronica esponga i pazienti ad un maggior rischio di ricovero per scompenso cardiaco.

I dati raccolti sembrano altresì evidenziare con chiarezza la reciprocità delle due malattie, con una peggiore evoluzione della malattia renale nei soggetti con ricoveri ricorrenti per scompenso cardiaco.

Anche i tassi di mortalità sembrano influenzati in modo consistente dalla presenza concomitante delle due malattie.

Gli autori concludono indicando come la prevenzione e il trattamento dell’insufficienza cardiaca dovrebbero essere una priorità di salute pubblica per migliorare gli esiti clinici dell’insufficienza renale cronica.

 

Franco Folino

 

Nisha Bansal, et al. Burden and Outcomes of Heart Failure Hospitalizations in Adults With Chronic Kidney Disease. J Am Coll Cardiol 2019; 73: 2691-700.

 

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