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La vitamina D potrebbe prevenire la progressione da prediabete a diabete di tipo 2

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La vitamina D è uno degli integratori più utilizzati al mondo, in particolare nelle donne in post-menopausa, per preservare la salute delle ossa. A quanto pare però questa vitamina potrebbe esercitare anche un altro effetto molto importante.

Una recente revisione di studi clinici ha infatti rilevato che una maggiore assunzione di vitamina D negli adulti con prediabete si associava a una probabilità ridotta del 15% di sviluppare un vero e proprio diabete di tipo 2. Questa ricerca è stata pubblicata sulla rivista Annals of Internal Medicine.

Vitamina D: il ruolo nella secrezione di insulina e nel metabolismo del glucosio

La vitamina D è una vitamina liposolubile presente o aggiunta ad alcuni alimenti o prodotta dall’organismo quando i raggi ultravioletti della luce solare colpiscono la pelle. Oltre al suo coinvolgimento nel metabolismo osseo, la vitamina D ha molte altre funzioni nel corpo, compreso un ruolo nella secrezione di insulina e nel metabolismo del glucosio. Precedenti studi osservazionali hanno evidenziato che esiste un’associazione tra bassi livelli di vitamina D nel sangue e un alto rischio di sviluppare il diabete.

I ricercatori del Tufts Medical Center hanno così condotto una revisione sistematica e una meta-analisi di tre studi clinici che confrontano gli impatti degli integratori di vitamina D sul rischio di sviluppare diabete.

Prevenire il diabete, senza recare danno

Gli autori hanno scoperto che in un periodo di follow-up di tre anni, il diabete di nuova insorgenza si è verificato nel 22,7% degli adulti che avevano ricevuto vitamina D e nel 25% di quelli che avevano ricevuto un placebo, il che rappresenta una riduzione relativa del rischio del 15%.

Secondo gli autori, l’estrapolazione dei loro risultati agli oltre 374 milioni di adulti in tutto il mondo che sono in una condizione di prediabete, suggerisce che un’integrazione di vitamina D, peraltro poco costosa, potrebbe ritardare lo sviluppo del diabete in oltre 10 milioni di persone.

In un editoriale di accompagnamento, gli autori dell’University College di Dublino e dell’Autorità per la sicurezza alimentare dell’Irlanda, sottolineano che i dati precedenti hanno dimostrato effetti avversi significativi per l’assunzione elevata di vitamina D. Sostengono che le società professionali che promuovono la terapia con vitamina D hanno l’obbligo di informare i medici sulle indicazioni e sulle dosi di vitamina D necessarie, nonché sui limiti di sicurezza. Concludono così che una terapia con vitamina D ad altissime dosi potrebbe prevenire il diabete di tipo 2 in alcuni pazienti, ma allo stesso tempo potrebbe effetti indesiderti rilevanti.

 

 

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