Hanno una maggiore mortalità i pazienti curati da un medico giovane o anziano?

A questa domanda ha cercato di dare risposta un recente studio osservazionale pubblicato sul British Medical Journal.

Lo studio ha considerato differenti database medici degli Stati Uniti, includendo nell’analisi pazienti con età maggiore o uguale a 65 anni. I medici selezionati sono stati quelli che lavoravano in centri di buon livello, con spese elevate: ospedalieri e internisti generali.

Negli Stati Uniti i medici ospedalieri sono figure professionali che si formano in medicina interna o in medicina di famiglia, e che poi hanno deciso di trattare i pazienti in ambito ospedaliero. Questa specialità ha fatto il suo esordio negli anni ’90. Prima della sua introduzione, il paziente che veniva ricoverato per una condizione medica generale era curato dal suo stesso medico di famiglia, pur se in regime di ricovero ospedaliero. Si stima che nel 2016 la popolazione di medici ospedalieri degli Stati Uniti raggiungeva le 50.000 unità.

Lo studio ha osservato come all’interno dello stesso ospedale i pazienti sono sostanzialmente randomizzati al medico cui sono assegnati, in base al giorno di ammissione ed ai medici in turno in quel periodo.

L’outcome principale dello studio è stata la mortalità a 30 giorni dall’ospedalizzazione; quelli secondari il tasso di riospedalizzazione a 30 giorni e i costi delle cure praticate.

L’età mediana dei medici considerati nell’analisi è risultata di 41 anni. La mortalità totale del campione di pazienti a 30 giorni è stata dell’11%. I medici più anziani si associavano ad una mortalità dei pazienti significativamente maggiore rispetto ai medici più giovani. Un incremento di 10 anni di età del medico è risultato associato ad un odds ratio di 1,03 se il medico aveva meno di 60 anni, e ad un odds ratio di 1,22 se aveva 60 anni o più. Va peraltro segnalato che l’età del medico si associava positivamente alla mortalità paziente tra gli ospedalieri con bassi e medi volumi di lavoro, ma non tra quelli con alti volumi.

Non sono state evidenziate associazioni significative tra età del medico e riospedalizzazione e solo limitate correlazioni con i costi delle cure.

I risultati di questo studio, tutt’altro che scontati, lasciano spazio a molte riflessioni. Sul piatto della bilancia vanno posti numerosi fattori, tra cui l’esperienza del medico, la sua capacità clinica, l’accesso ai programmi di educazione continua in medicina, le motivazioni personali e professionali. Sembra comunque che il valore dell’esperienza acquisita negli anni dal medico non dia i suoi frutti o sia vanificata da altri fattori.

Il superamento dei 60 anni sembra una soglia critica, oltre la quale i risultati clinici sui pazienti sembrano declinare improvvisamente. A ben guardare i dati però si nota che le differenze percentuali di mortalità dei pazienti, trattati da medici giovani o anziani, non sono poi molte, e la significatività statistica dell’analisi è stata certamente facilitata dall’enorme numero di medici inclusi nello studio (18.854). La tendenza è peraltro molto chiara e innegabile.

 

Franco Folino

 

 

Tsugawa Y, et al. Physician age and outcomes in elderly patients in hospital in the US: observational study. BMJ 2017;357:j1797.

 

 

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