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Un insolito oggetto interstellare

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This artist’s impression shows the first interstellar object discovered in the Solar System, `Oumuamua. Observations made with ESO’s Very Large Telescope, the NASA/ESA Hubble Space Telescope, and others show that the object is moving faster than predicted while leaving the Solar System. Researchers assume that venting material from its surface due to solar heating is responsible for this behaviour. This outgassing can be seen in this artist’s impression as a subtle cloud being ejected from the side of the object facing the Sun. As outgassing is a behaviour typical for comets, the team thinks that `Oumuamua’s previous classification as an interstellar asteroid has to be corrected. Crediti: ESA/Hubble, NASA, ESO, M. Kornmesser.

`Oumuamua – il primo oggetto interstellare scoperto all’interno del Sistema Solare – è stato oggetto di un’attenta analisi fino dalla sua scoperta nell’ottobre 2017. Ora, combinando i dati del VLT (Very Large Telescope) dell’ESO e di altri osservatori, un’equipe internazionale di astronomi ha trovato che l’oggetto si muove più rapidamente del previsto. La variazione di velocità è molto piccola e `Oumuamua sta comunque rallentando ancora a causa dell’attrazione del Sole – solo non così velocemente come previsto dalla meccanica celeste.

L’equipe, guidata da Marco Micheli (ESA: Agenzia Europea Spaziale) ha esplorato diversi scenari per spiegare la velocità superiore al previsto di questo insolito turista interstellare. La spiegazione più probabile è che `Oumuamua stia rilasciando materiale dalla superficie a causa del riscaldamento solare – un comportamento detto degassamento. La spinta del materiale espulso dovrebbe produrre l’impulso, piccolo ma costante, che allontanerà `Oumuamua dal Sistema Solare prima del previsto – a partire dal 1 giugno 2018 sta viaggiando a circa 114 000 chilometri all’ora.

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Il degassamento è un comportamento tipico delle comete e contraddice la classificazione precedente di `Oumuamua come asteroide interstellare. “Pensiamo che sia una cometa piccola e strana”, commenta Marco Micheli. “Possiamo vedere nei dati che la spinta sta diminuendo a mano a mano che l’oggetto si allontana dal Sole, anche questo è tipico delle comete.”

Di solito, quando le comete vengono riscaldate dal Sole emettono polvere e gas, a formare una nube di materia – detta chioma – intorno alla cometa, insieme alla caratteristica coda. Il gruppo di ricerca però non ha trovato alcuna evidenza visibile di degassamento.

“Non abbiamo visto polvere, chioma o coda, il che è insolito,” spiega la coautrice Karen Meech dell’Università delle Hawaii, USA. Meech era a capo del gruppo che ha caratterizzato `Oumuamua alla scoperta nel 2017. “Pensiamo che `Oumuamua possa a un certo punto rilasciare grani di polvere insolitamente grandi e ruvidi.”

L’equipe ha ipotizzato che i piccoli grani di polvere che ricoprono la superficie della maggior parte delle comete siano stati erosi durante il viaggio di `Oumuamua nello spazio interstellare e che siano rimasti solo i grani più grandi. Una nube di queste particelle più grandi, anche non sarebbe sufficientemente luminosa per essere rilevata, spiegherebbe comunque la variazione inaspettata della velocità di `Oumuamua.

Non solo l’ipotesi del degassamento di `Oumuamua, ma anche la sua origine interstellare rimangono un mistero ancora non risolto. L’equipe inizialmente aveva richiesto la nuova osservazione di `Oumuamua per determinarne con precisione il percorso in modo da risalire al sistema stellare di provenienza. I nuovi risultati implicano che sarà più complicato ottenere questa informazione.

“La vera natura di questo nomade interstellare potrebbe rimanere un mistero.” conclude il membro dell’equipe Olvier Hainaut, astronomo all’ESO. “Il cambiamento di velocità di `Oumuamua osservato recentemente rende più difficile tracciare il cammino di provenienza dalla sua casa extrasolare.”

 

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franco.folino
Franco Folino è un medico chirurgo, specialista in cardiologia, e un giornalista. Ha iniziato a lavorare come cronista alla fine degli anni settanta, scrivendo articoli per diverse riviste italiane di sport motoristici, e in seguito anche in media televisivi privati, estendendo il suo interesse in altri campi dell’informazione. Ha pubblicato differenti articoli scientifici ed editoriali su prestigiose riviste internazionali. Ha contribuito alla nascita di Newence, diventandone il direttore responsabile dal marzo del 2017.

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