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I Maya si sono impegnati in una guerra violenta molto prima di quanto si pensasse

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Un gruppo di ricercatori nordamericani ha presentato ritrovamenti paleoambientali, epigrafici e archeologici delle tattiche di guerra estrema nelle pianure abitate dai Maya. La ricerca, pubblicata recentemente online sulla rivista Nature Human Behaviour, inquadra queste testimonianze in un periodo descritto come un picco di prosperità e raffinatezza artistica.

Questo studio sembra quindi suggerire che i Maya si sono impegnati in una guerra violenta, che ha portato alla distruzione diffusa di una città, molto prima di quanto si pensasse in precedenza.

Il periodo classico

La guerra dei Maya durante il periodo classico (250-950 d.C.) è stata considerata ritualizzata e di portata limitata. Tuttavia, gli studiosi hanno interpretato le testimonianze della guerra violenta nel periodo classico terminale (800-950 d.C.) come un’escalation che ha catalizzato il crollo della stessa civiltà Maya.

David Wahl e colleghi scoprono che i Maya si sono impegnati in una guerra totale molto prima del Periodo classico terminale. Gli autori hanno analizzato un’iscrizione geroglifica trovata a Naranjo – una classica città Maya a sud di Witzna, in quello che oggi è il nord del Guatemala – in cui si afferma che il 21 maggio 697 d.C., Witzna fu attaccata e bruciata per la seconda volta.

Evidenze paleoambientali e archeologiche

Hanno quindi collegato questa iscrizione a prove paleoambientali di un lago adiacente a Witzna che ha uno strato di carbone distinto derivante da un sostanziale incendio durante l’ultimo decennio del VII secolo d.C. Anche le prove archeologiche hanno supportato questo collegamento, come testimoniano la diffusa distruzione e l’incendio dei principali monumenti di Witzna. L’analisi dei sedimenti mostra una drastica riduzione dell’uso del suolo a seguito di questo incendio, il che suggerisce che l’attacco abbia avuto gravi impatti negativi sulla popolazione della città.

Gli autori suggeriscono che questi risultati sfidano le teorie secondo cui la guerra violenta estrema era limitata al Periodo classico terminale e che si sviluppò a causa dello stress ambientale e della maggiore concorrenza per le risorse limitate.

 

 

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