Insufficienza cardiaca: l’infermiere a domicilio può far migliorare gli esiti clinici e ridurre i ricoveri

Dopo un ricovero per insufficienza cardiaca, rispetto alle normali cure, i servizi di assistenza di transizione, come le visite domiciliari degli infermieri, possono migliorare gli esiti clinici e ridurre le riammissioni in ospedale a un costo ragionevole. Questo bilancio è il risultato di uno studio di microsimulazione, pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine. In base a quanto emerso, gli autori suggeriscono che i servizi di assistenza transitoria dovrebbero diventare lo standard di cura per la gestione post dimissione dei pazienti con insufficienza cardiaca.

L’insufficienza cardiaca

L’insufficienza cardiaca colpisce 26 milioni di persone in tutto il mondo ed è una delle principali cause di ricovero e riospedalizzazione tra gli adulti più anziani. Eppure, nonostante dozzine di studi sui metodi per ridurre la riospedalizzazione nei pazienti più anziani con insufficienza cardiaca, la grande maggioranza dei pazienti continua a ricevere cure abituali, che si basano su un’attenta gestione dei farmaci, un programma di appuntamenti ambulatoriali di follow-up e un po’ di educazione sanitaria.

Un modello di microsimulazione

I ricercatori dell’Università di Stanford hanno creato un modello di microsimulazione utilizzando studi clinici, dati di registro e dati ospedalieri, per valutare l’efficacia in termini di costi di tre tipi di servizi di assistenza transitoria post-dimissione per insufficienza cardiaca in confronto alle cure standard.

Gli interventi valutati includevano le cliniche per la gestione della malattia, le visite degli infermieri a domicilio e la gestione dei casi da parte dell’infermiere. I pazienti studiati avevano un’insufficienza cardiaca e avevano 75 anni al momento della dimissione dall’ospedale.

La vita si allunga e si riducono i ricoveri

I ricercatori hanno scoperto che tutti e tre gli interventi di assistenza transitoria esaminati erano più costosi ma anche più efficaci delle cure standard, con le visite domiciliari degli infermieri che dominavano gli altri due interventi. Rispetto alle cure standard, le visite a casa degli infermieri hanno aumentato gli anni di vita aggiustati alla qualità della vita stessa (Quality Adjusted Life Years – QALY) e i costi, con un rapporto costo-efficacia incrementale (Incremental cost-effectiveness ratio – ICER) di 19.570 dollari USA per QALY guadagnato.

Da notare, secondo i ricercatori, che ciascuno degli interventi di assistenza transitoria studiati ha portato a importanti miglioramenti negli esiti clinici con differenze modeste tra loro. Gli autori suggeriscono che è altamente improbabile che la gestione post-dimissione delle cure standard sia più conveniente rispetto a qualsiasi altro servizio di assistenza transizionale come quelli studiati.

 

 

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