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La mummificazione nell’antico Egitto: identificate le sostanze utilizzate nel processo

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Embalming scene with priest in underground chamber. Credit: © Nikola Nevenov

In uno studio pubblicato recentemente sulla prestigiosa rivista Nature sono state identificate specifiche ricette dell’antico Egitto, per miscele chimiche utilizzate nell’imbalsamazione di diverse parti del corpo umano. I risultati, basati sulle analisi di un antico laboratorio di imbalsamazione in Egitto, fanno avanzare la nostra conoscenza dei processi coinvolti nell’antica mummificazione egizia.

Il processo di mummificazione

Il processo di mummificazione nell’antico Egitto era lungo, complesso e comportava l’uso di molte diverse sostanze per l’imbalsamazione. La nostra conoscenza attuale dei materiali per l’imbalsamazione deriva principalmente dalla letteratura antica e dalle analisi dei residui organici delle mummie egiziane.

Sebbene le analisi precedenti abbiano identificato con successo varie sostanze utilizzate nell’imbalsamazione, i ruoli dei vari componenti durante il processo e la procedura complessiva sono rimasti in gran parte poco chiari.

Maxime Rageot, Philipp Stockhammer e colleghi hanno analizzato 31 vasi in ceramica recuperati da un laboratorio di imbalsamazione a Saqqara, in Egitto, un sito che risale alla XXVI dinastia egizia (664-525 a.C.). Questi vasi sono incisi con testi che forniscono istruzioni per l’imbalsamazione (come “mettersi sulla testa” o “bendarlo/imbalsamarlo”) e/o nomi delle sostanze per l’imbalsamazione.

I recipienti contengono anche residui di sostanze per l’imbalsamazione. Insieme, queste informazioni hanno permesso ai ricercatori di capire quali sostanze chimiche sono state utilizzate durante la mummificazione e come sono state mescolate, denominate e applicate.

Vessels from the embalming workshop
Credit: © Saqqara Saite Tombs Project, University of Tübingen, Tübingen, Germany. Photographer: M. Abdelghaffar

L’analisi dei residui

Gli autori hanno trovato, ad esempio, tre diverse miscele (che includevano sostanze come resina di elemi, resina di pistacia, sottoprodotti di ginepro o cipresso e cera d’api) che erano specificamente utilizzate per l’imbalsamazione della testa, e altre miscele che venivano utilizzate per lavare il corpo o ammorbidire la pelle.

Confrontando le miscele identificate attraverso l’analisi dei residui con le etichette incise, i ricercatori hanno scoperto che la traduzione abituale dell’antica parola egiziana antiu come «mirra» o «incenso» a volte può essere errata, poiché in questo seminario non rappresentava una singola sostanza ma invece una miscela (di oli profumati o catrame con grasso).

Gli autori hanno anche dimostrato che molte delle sostanze per l’imbalsamazione provenivano dall’esterno dell’Egitto: ad esempio, i prodotti di pistacia e ginepro erano probabilmente importati dal Levante e le resine di elemi potevano provenire dalle foreste pluviali del sud o del sud-est asiatico. Questo, concludono gli autori, dimostra il ruolo dell’antica mummificazione egiziana nel promuovere il commercio a lunga distanza con il Mediterraneo e oltre.

 

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