Home Cardiologia Cellule senescenti e progressione dell’aterosclerosi: arriva la pillola della giovinezza.

Cellule senescenti e progressione dell’aterosclerosi: arriva la pillola della giovinezza.

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Da alcuni anni sentiamo parlare sempre più frequentemente di agenti senolitici. Si tratta sostanzialmente di farmaci in grado di rallentare i processi collegati all’invecchiamento, attraverso l’eliminazione di cellule senescenti che, accumulandosi in vari distretti, facilitano processi patologici di differente natura e di conseguenza l’insorgere di malattie connesse appunto all’invecchiamento. Per questo sono spesso presentati come una sorta di pillola per la giovinezza.

Farmaci di questo tipo sono già stati provati negli animali, con risultati molto incoraggianti, dimostrando di poter migliorare la funzionalità cardiovascolare, la capacità di esercizio e ritardando l’insorgere di processi osteodegenerativi. Siamo ancor oggi però piuttosto lontani dal loro utilizzo nell’uomo.

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Un recente studio pubblicato su Science ha confermato come siano proprio cellule senescenti, contenute all’interno delle placche aterosclerotiche, a contribuire alla sua formazione e maturazione, nonché all’instabilità della placca stessa.

Per giungere a queste conclusioni sono state utilizzate tecniche transgeniche e farmacologiche al fine di eliminare cellule senescenti in topi carenti per il recettore delle lipoproteine a bassa densità e quindi ad aumentato rischio per processi aterosclerotici.

E’ stato evidenziato innanzitutto come le cellule senescenti erano presenti in lesioni aterosclerotiche ma non nei tratti di aorta normale analizzati. In seguito è stato evidenziato come le cellule schiumose, con marcatori di senescenza, si accumulavano nello strato subendoteliale del vaso nel momento in cui comparivano i primi processi aterosclerotici, e inducevano la progressione della placca agendo sull’espressione di citochine e chemokine infiammatorie e proaterogenetiche.

L’effetto delle cellule senescenti è stato poi dimostrato anche nelle fasi avanzate di sviluppo della placca, quando hanno evidenziato un ruolo fondamentale nella degradazione delle fibre elastiche e nell’assottigliamento del cappuccio fibroso.

Nello studio sono stati utilizzati infine agenti in grado di eliminare le cellule senescenti, con evidenti effetti protettivi sullo sviluppo e sulla rottura della placca aterosclerotica.

Gli autori concludono quindi che l’utilizzo nell’uomo di agenti senolitici, privi di effetti collaterali di tipo tossico, potrebbe aiutare ad eliminare le cellule senescenti e quindi a contrastare il processo aterosclerotico.

Se davvero si riuscissero ad ottenere farmaci di questo tipo, sicure ed efficaci, ci troveremmo difronte ad un enorme progresso della medicina, con effetti drammatici su qualità di vita e sopravvivenza.

 

Science: 354 (6311)

 

Childs BG, et al. Senescent intimal foam cells are deleterious at all stages of atherosclerosis. Science 2016;354:472-477.

 

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franco.folino
Franco Folino è un medico chirurgo, specialista in cardiologia, e un giornalista. Ha iniziato a lavorare come cronista alla fine degli anni settanta, scrivendo articoli per diverse riviste italiane di sport motoristici, e in seguito anche in media televisivi privati, estendendo il suo interesse in altri campi dell’informazione. Ha pubblicato differenti articoli scientifici ed editoriali su prestigiose riviste internazionali. Ha contribuito alla nascita di Newence, diventandone il direttore responsabile dal marzo del 2017.

1 commento

  1. Leggendo il lavoro non si comprende del tutto la natura delle cellule senescenti ne dove si formano. Se questa cellule senescenti sono in grado di fare accrescere la placca, di lisare il cappuccio fibroso , la alta presenza di colesterolo ematico appare perdere importanza. . Infatti la sua accunulo nei vasi potrebbe avere un ruolo non attivo nelle catastofi che si verificano quando una placca anche non critica si rompe.Vedi infarto miocardico.

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