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Identificate le cellule dell’eterna giovinezza

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L'ipotalamo/Wikipedia commons

La ricerca dell’eterna giovinezza è insita nell’uomo e da sempre viene promossa, con metodi più o meno scientifici, per cercare di scovare dove si localizza quell’interruttore biologico che regola i processi del nostro invecchiamento.

Con l’allungarsi della vita media il problema si fa ancora più concreto, perché non è sufficiente prolungare l’aspettativa di vita delle persone, ma è necessario contrastare tutti quei fenomeni legati all’invecchiamento, che provocano un decadimento fisico e cerebrale tale da inficiare gravemente la qualità di vita dei grandi anziani.

La ricerca in questo senso si è via via affinata e le speranze di una vita lunga e attiva si sono fatte sempre più concrete. Negli ultimi tempi le ricerche si sono indirizzate verso lo studio dell’ipotalamo, ben noto per la sua attività endocrina e le sue funzioni somatiche, dove sembrano essere regolati i meccanismi che influenzano l’invecchiamento. Un recente studio, pubblicato sulla rivista Nature, ha identificato un gruppo di cellule che possono regolare i processi di invecchiamento in un modello murino.

I ricercatori del Dipartimento di Farmacologia Molecolare dell’Albert Einstein College of Medicine di New York, hanno studiato un gruppo di topi, dopo aver eseguito un’ablazione delle cellule ipotalamiche che esprimono sia il fattore Sox2 sia il Bmi1.

La distruzione di queste cellule ha portato a un’accelerazione dei processi di invecchiamento e a un accorciamento della vita.

A controprova del coinvolgimento di queste cellule nei processi senili, i ricercatori hanno impiantato cellule staminali progenitrici ipotalamiche sane, modificate geneticamente per sopravvivere nel microambiente infiammatorio ipotalamico che si crea con il procedere dell’invecchiamento. Grazie a questa nuova popolazione cellulare i topi hanno evidenziato un ritardo nei processi senili e un allungamento della durata della vita.

La ricerca ha inoltre evidenziato come le cellule ipotalamiche impiantate, contribuivano a produrre gran parte del micro RNA esosomiale che era possibile rilevare nel liquido cerebrospinale e che queste molecole sono significativamente ridotte durante l’invecchiamento.

Al contrario, l’infusione a livello centrale di micro RNA esosomiale prodotto da cellule staminali sane, determinava un rallentamento della senescenza.

Questo studio non si limita quindi a identificare con chiarezza le cellule del sistema nervoso centrale coinvolte nei processi dell’invecchiamento, ma sembra indicare anche che i mediatori alla base di questi meccanismi sono micro RNA esosomiali.

La ricerca in questo campo sarà ancora lunga e molto difficile, però sembra ormai chiaro che l’identificazione degli specifici meccanismi connessi con i processi di invecchiamento porterà, prima o poi, a sviluppare trattamenti mirati per il loro rallentamento.

 

 

Yalin Zhang, et al. Hypothalamic stem cells control ageing speed partly through exosomal miRNAs. Nature 548, 52–57 (03 August 2017).

 

 

 

 

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Franco Folino è un medico chirurgo, specialista in cardiologia, e un giornalista. Ha iniziato a lavorare come cronista alla fine degli anni settanta, scrivendo articoli per diverse riviste italiane di sport motoristici, e in seguito anche in media televisivi privati, estendendo il suo interesse in altri campi dell’informazione. Una volta specializzato in cardiologia, ha pubblicato differenti articoli scientifici ed editoriali su prestigiose riviste internazionali. Ha contribuito alla nascita di Newence, diventandone il direttore responsabile dal marzo del 2017. I suoi principali campi di interesse in ambito medico sono il sistema neurovegetativo cardiovascolare e gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute. Appassionato di viaggi, ha percorso molti chilometri sulle strade dell'Europa, del Nord America e dell’America Latina, sempre alla ricerca delle espressioni più autentiche della natura, pubblicando alcuni libri dedicati al Sudamerica.

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