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Ictus: benefici per la trombectomia eseguita fino a 16 ore dall’evento

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Infarto cerebrale. Hellerhoff/Wikimedia commons

Secondo i più recenti dati del “Global Burden of Disease” nel 2013 sono stati identificati nel mondo quasi 26 milioni di persone che erano sopravvissute ad un ictus, di queste il 71% ad un evento ischemico. Allo stesso tempo sono state registrate 6,5 milioni di morti per ictus di cui il 51% dovuto ad eventi ischemici.

Sebbene i tassi di mortalità per ictus, standardizzati per età, siano diminuiti in tutto il mondo negli ultimi due decenni, il numero assoluto di persone che hanno un ictus ogni anno, e vive quindi con le conseguenze dell’ictus, o muore a causa dell’ictus, sta aumentando.

Nonostante diverse strategie efficaci di prevenzione dell’ictus, questo evento costituisce ancora la principale causa di invalidità permanente.

Da 2014 alcuni studi pubblicati sull’argomento hanno dimostrato l’utilità della trombectomia endovascolare in pazienti con ictus ischemico acuto e occlusione dei grandi vasi, in particolare per l’ostruzione del primo segmento dell’arteria cerebrale media o della carotide interna.

La precocità dell’intervento sembra giocare un ruolo cruciale nel determinare l’efficacia della procedura, ma dopo una prima indicazione ad effettuare il trattamento entro le 6 ore dall’evento, dati più recenti sembrano allargare la finestra di tempo utile fino alle 24 ore.

Per cercare di fare chiarezza sui termini temporali di intervento arriva ora un lavoro, pubblicato sul New England Journal of Medicine, con libero accesso, che confronta i benefici della trombectomia, quando eseguita tra le 6 e le 16 ore dall’evento ischemico, con quelli della sola terapia medica.

Sono stati inclusi nello studio pazienti con un volume iniziale dell’infarto inferiore a 70 ml, un rapporto tra volume del tessuto ischemico iniziale e volume infartuale ≥ 1,8 e un volume assoluto di ischemia potenzialmente reversibile ≥ 15 ml. Le stime del volume del nucleo ischemico e delle regioni penumbriche sono state eseguite con TAC perfusionale e RMN di perfusione e diffusione.

I 192 pazienti inclusi sono assegnati in modo randomizzato, con un rapporto 1: 1, ad un trattamento endovascolare, oltre alla terapia medica, o alla sola terapia medica.

Il tempo medio dall’evento acuto all’esame radiologico è stato di 10 ore e 29 minuti nel gruppo assegnato alla trombectomia e di 9 ore e 55 minuti nel gruppo assegnato alla terapia medica.

I risultati hanno dimostrato come la terapia endovascolare, oltre alla terapia medica standard, si associava

a una distribuzione più favorevole dei punteggi di disabilità a 90 giorni, rispetto al trattamento medico.

La percentuale di pazienti funzionalmente indipendenti, a 90 giorni, è risultata del 45% nel gruppo sottoposto a trombectomia e del 17% nel gruppo trattato con terapia medica.

Per quanto riguarda i parametri di sicurezza, la mortalità a 90 giorni era del 14% tra i pazienti sottoposti a terapia endovascolare e del 26% di quelli trattati con sola terapia medica. Il tasso di emorragie intracraniche non differiva in modo significativo tra i due gruppi.

Questi risultati confermano quindi come il trattamento endovascolare possa risultare estremamente utile e sicuro per l’evoluzione clinica dell’ictus, anche con una finestra di intervento estesa dalle 6 alle 16 ore.

Considerato l’elevato numero di soggetti che viene colpito da ictus ogni anno e le sue gravi conseguenze disabilitanti, un più diffuso utilizzo della trombectomia potrebbe portare ad un significativo miglioramento delle condizioni di vita del paziente e a una importante riduzione dei costi sociali della malattia.

 

G.W. Albers, et al. Thrombectomy for Stroke at 6 to 16 Hours with Selection by Perfusion Imaging. Published on January 24, 2018, at NEJM.org.

 

 

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Franco Folino è un medico chirurgo, specialista in cardiologia, e un giornalista. Ha iniziato a lavorare come cronista alla fine degli anni settanta, scrivendo articoli per diverse riviste italiane di sport motoristici, e in seguito anche in media televisivi privati, estendendo il suo interesse in altri campi dell’informazione. Ha pubblicato differenti articoli scientifici ed editoriali su prestigiose riviste internazionali. Ha contribuito alla nascita di Newence, diventandone il direttore responsabile dal marzo del 2017.

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