Farmaci antiepilettici assunti in gravidanza e rischio di malformazioni congenite

Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un aumento del numero delle gravidanze a rischio, a causa dell’assunzione di farmaci antiepilettici. Si stima che negli Stati Uniti siano circa un milione e mezzo le donne che soffrono di crisi comiziali in età fertile, mentre la prevalenza dell’uso di questi farmaci è aumentata da 15,7 per 1.000 parti nel 2001 a 21,9 per 1.000 parti nel 2009, principalmente a causa di un maggior utilizzo dei farmaci di nuova generazione.

Il rischio di malformazioni congenite indotto dall’utilizzo dei farmaci antiepilettici è stato oggetto di un recente studio, pubblicato su The Lancet Neurology, che ha analizzato in modo prospettico i dati del registro internazionale EURAP, cui hanno contribuito 42 nazioni.

Sono stati confrontati otto farmaci antiepilettici più comunemente utilizzati in monoterapia (carbamazepina, lamotrigina, levetiracetam, oxcarbazepina, fenobarbital, fenitoina, topiramato, valproato) nel periodo prenatale, con visite di follow-up a ciascun trimestre, alla nascita e ad un anno di vita. È stato inoltre valutato il rischio di malformazioni congenite in relazione alla dose di farmaco utilizzato.

Sono state incluse complessivamente nell’analisi oltre 7.000 donne in gravidanza.

La prevalenza delle principali malformazioni congenite è risultata maggiore con l’utilizzo del valproato (10%), seguito dal fenobarbital (6%) e dalla fenitoina (6%). Prevalenze inferiori sono state registrate con carbamazepina (5%) e topiramato (4%), mentre quelli che hanno indotto il minor numero di malformazioni congenite sono stati oxcarbazepina (3%), levetiracetam (3%) e lamotrigina (3%).

Per quanto riguarda la correlazione con la dose di farmaco utilizzata, lo studio ha evidenziato come la prevalenza delle malformazioni fosse progressivamente maggiore al crescere della dose, per carbamazepina, lamotrigina, fenobarbital e valproato.

Sempre considerando le differenti dosi utilizzate, l’analisi multivariata ha evidenziato una maggiore prevalenza di malformazioni congenite per tutte le dosi di carbamazepina e valproato e per il fenobarbital a dosi superiori agli 80 mg/die, rispetto alla lamotrigina a una dose uguale o inferiore ai 325 mg/die. Il valproato ad una dose uguale o inferiore a 650 mg/die era anche associato ad un aumentato rischio di malformazioni congenite rispetto a levetiracetam a dosi di 250-4000 mg/die. Infine, la carbamazepina a dosi superiori a 700 mg/die era associata ad un aumentato rischio di malformazioni rispetto a levetiracetam a dosi di 250-4000 mg/die e oxcarbazepina a dosi di 75-4500 mg/die.

La maggior parte degli studi che hanno valutato l’esposizione a farmaci antiepilettici in corso di gravidanza, hanno sottolineato l’importanza di mantenere il controllo della malattia materna, riducendo al minimo l’esposizione prenatale ai farmaci. I dati di questo studio contribuiscono a fornire evidenze concrete sul rischio di malformazioni congenite, per specifiche molecole e per dosi precise.

Gli stessi autori raccomandano però attenzione nel valutare i risultati che riguardano l’utilizzo di topiramato e fenitoina, a causa del numero limitato delle donne incluse nello studio esposte a questi farmaci.

 

Cover image volume 17, Issue 5

Torbjörn Tomson, et al. Comparative risk of major congenital malformations with eight different antiepileptic drugs: a prospective cohort study of the EURAP registry.  The Lancet Neurology, pubblicato online, 18 aprile 2018.

 

 

 

 

 

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