Nuovo rapporto OMS: 7 milioni di morti ogni anno per l’inquinamento atmosferico

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato in questi giorni un nuovo rapporto sugli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute. I dati sono sempre più allarmanti e ribadiscono il fatto che il problema è ormai diffuso su tutto il pianeta, coinvolgendo 9 persone su 10.

Più dell’80% delle persone che vivono in aree urbane che monitorano l’inquinamento atmosferico sono esposte a livelli di qualità dell’aria che superano i limiti di sicurezza posti dall’OMS, ma se tutte le regioni del mondo sono colpite, le popolazioni nelle città a basso reddito quelle maggiormente interessate.

Secondo l’ultimo database sulla qualità dell’aria, il 97% delle città nei paesi a basso e medio reddito con più di 100.000 abitanti non soddisfa le linee guida sulla qualità dell’aria dell’OMS. Tuttavia, nei paesi ad alto reddito, tale percentuale diminuisce al 49%.

Negli ultimi due anni, il database – che ora copre più di 4.000 città in 108 paesi – è quasi raddoppiato, con un numero sempre maggiore di città che misurano i livelli di inquinamento atmosferico, riconoscendo il suo impatto sulla salute.

“L’inquinamento atmosferico ci minaccia tutti, ma le persone più povere e più emarginate sopportano il peso maggiore”, afferma il dott. Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS. “È inaccettabile che oltre 3 miliardi di persone – per la maggior parte donne e bambini – respirino ancora mortalmente ogni giorno usando stufe e combustibili inquinanti nelle loro case. Se non interveniamo con urgenza sull’inquinamento atmosferico, non potremo mai avvicinarci allo sviluppo sostenibile”.

 

7 milioni di morti ogni anno

L’OMS stima che circa 7 milioni di persone muoiano ogni anno a causa dell’esposizione a particelle fini presenti nell’aria inquinata, che penetrando in profondità nei polmoni, possono causare malattie tra cui ictus, malattie cardiache, cancro ai polmoni, malattie polmonari ostruttive croniche e infezioni respiratorie, compresa la polmonite.

L’inquinamento atmosferico da solo ha provocato circa 4,2 milioni di morti nel 2016, mentre l’inquinamento atmosferico domestico dovuto alla cottura con combustibili e tecnologie inquinanti ha provocato 3,8 milioni di morti nello stesso periodo.

Concentrazioni media di PM10 nelle differenti aree geografiche a alto (HI) e basso-medio (LMI) reddito (WHO).

Si ribadisce quindi l’importanza di considerare non solo l’inquinamento esterno, ma anche quello presente tra le mura domestiche, dove si pensa di essere al sicuro dall’inquinamento. In realtà esistono all’interno delle case molte fonti potenziali di polveri fini, che sono in grado di far superare con facilità le concentrazioni misurate anche ai margini della più trafficata strada cittadina.

Circa 3 miliardi di persone – oltre il 40% della popolazione mondiale – non hanno ancora accesso a combustibili e tecnologie di cottura puliti nelle loro case, la principale fonte di inquinamento atmosferico domestico. L’OMS ha monitorato l’inquinamento atmosferico domestico per oltre un decennio e, mentre il tasso di accesso ai combustibili e alle tecnologie pulite sta aumentando ovunque, i miglioramenti non sono nemmeno al passo con la crescita della popolazione in molte parti del mondo, in particolare nell’Africa sub-sahariana.

Più del 90% dei decessi correlati all’inquinamento atmosferico si verificano nei paesi a basso e medio reddito, principalmente in Asia e in Africa, seguiti dai paesi a basso e medio reddito della regione del Mediterraneo orientale, Europa e Americhe.

L’OMS riconosce che l’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio critico per le malattie non trasmissibili, causando circa un quarto (24%) di tutti i decessi della popolazione adulta per malattie cardiache, 25% per ictus, 43% per malattia polmonare ostruttiva cronica e 29% per cancro ai polmoni.

 

Un monitoraggio sempre più accurato e diffuso

Dal 2016, oltre 1000 città sono state aggiunte al database dell’OMS, il che dimostra che un numero sempre maggiore di paesi sta misurando e prendendo provvedimenti per ridurre l’inquinamento atmosferico. Il database raccoglie concentrazioni medie annuali di particolato fine (PM10 e PM2,5). Il PM2,5 include inquinanti, come solfato, nitrati e carbone nero, che rappresentano i maggiori rischi per la salute umana. Le raccomandazioni dell’OMS sulla qualità dell’aria impongono ai paesi di ridurre il loro inquinamento atmosferico a valori medi annuali di 20 μg/m3 per il PM10 e di 10 μg/m3 per il PM2,5.

“Molte delle megacittà del mondo superano di oltre 5 volte i livelli guida dell’OMS per la qualità dell’aria, rappresentando un grave rischio per la salute delle persone”, afferma la dott.ssa Maria Neira, Direttore del Dipartimento di salute pubblica, determinanti sociali e ambientali della salute, all’OMS. “Stiamo assistendo ad un’accelerazione dell’interesse politico in questa sfida globale per la salute pubblica. L’aumento delle città che registrano i dati sull’inquinamento atmosferico riflette un impegno per la valutazione e il monitoraggio della qualità dell’aria. La maggior parte di questo aumento si è verificata nei paesi ad alto reddito, ma speriamo di vedere un simile aumento degli sforzi di monitoraggio in tutto il mondo”.

 

Agire, subito

Mentre gli ultimi dati mostrano che i livelli di inquinamento atmosferico ambientale sono ancora pericolosamente alti in molte parti del mondo, si evidenziano anche alcuni progressi positivi. I paesi stanno adottando misure per affrontare e ridurre l’inquinamento atmosferico da particolato. Ad esempio, in soli due anni, il programma indiano Pradhan Mantri Ujjwala Yojana ha fornito circa 37 milioni di donne che vivono al di sotto della soglia di povertà con connessioni GPL gratuite, per sostenerle nel passaggio al consumo di energia domestica pulita. Città del Messico si è impegnata a standard più puliti per i veicoli, tra cui il passaggio agli autobus senza fuliggine e il divieto di auto diesel private entro il 2025.

Le principali fonti di inquinamento atmosferico da particolato includono l’uso inefficiente di energia da parte delle famiglie, dell’industria, dei settori agricolo e dei trasporti e delle centrali a carbone. In alcune regioni, la sabbia e la polvere del deserto, la combustione dei rifiuti e la deforestazione sono ulteriori fonti di inquinamento atmosferico. La qualità dell’aria può anche essere influenzata da elementi naturali come fattori geografici, meteorologici e stagionali.

L’inquinamento atmosferico non riconosce i confini. Migliorare la qualità dell’aria richiede un’azione governativa sostenuta e coordinata a tutti i livelli. I paesi hanno bisogno di lavorare insieme su soluzioni per il trasporto sostenibile, una produzione più efficiente e rinnovabile di energia, l’uso e la gestione responsabile dei rifiuti.

 

 

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