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Cicli giornalieri e settimanali di crisi epilettiche sono più comuni di quanto si pensasse

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Il timing delle convulsioni può essere collegato a ritmi naturali in circa l’80% delle persone con epilessia. È questo quanto emerge da un ampio studio sui cicli di crisi che ha valutato oltre 1.000 pazienti ed è stato pubblicato sulla rivista The Lancet Neurology.

La maggior parte delle persone ha avuto crisi con un ritmo circadiano, ma alcune persone hanno sperimentato cicli settimanali o ogni 3 settimane nelle loro convulsioni. Alcuni hanno avuto una combinazione di cicli giornalieri, settimanali o più lunghi.

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Studi precedenti sono stati condotti a breve termine o in piccoli gruppi. Questa nuova sperimentazione fornisce una solida evidenza dei cicli delle crisi, dimostrando che sono specifici per il paziente e più comuni di quanto si pensasse in precedenza.

I timer biologici

“Comprendere la natura ciclica delle malattie è vitale per il loro trattamento, come l’epilessia che continuamente fluttua nella sua gravità”, afferma l’autore senior Mark Cook, The University of Melbourne, Australia. “Il corpo umano è una raccolta di migliaia di orologi, ognuno in funzione del proprio pacemaker. Ad esempio, alcune cellule possono tracciare il tempo con la precisione di un millisecondo, mentre i cicli ormonali potrebbero avere periodi più lunghi, di ore, giorni o più. Combinata nel corpo, la presenza di tutti questi cicli ha un effetto fondamentale sulla nostra salute.”

Il legame tra crisi epilettiche e altri cicli naturali è stato studiato per centinaia di anni, e alcune ipotesi storiche suggerivano addirittura un legame tra le fasi della luna e le percentuali di convulsioni. Più recentemente, i collegamenti possibili hanno incluso associazioni con livelli di stress, variazioni stagionali, nella qualità del sonno e nelle mestruazioni.

Un’app per raccogliere i dati

Il nuovo studio ha utilizzato i dati di un sito web di monitoraggio delle crisi e di un’app per telefoni cellulari con i quali 1.118 pazienti con epilessia hanno registrato e monitorato i loro attacchi. In un piccolo sottogruppo di persone è stato utilizzato un dispositivo che registrava l’attività elettrica cerebrale. Gli autori hanno esaminato i dati per la frequenza delle crisi tra sei ore e tre mesi, utilizzando l’analisi statistica per identificare le tendenze nei cicli di crisi dei singoli pazienti. Lo studio includeva solo persone che avevano frequenti convulsioni.

L’80% di persone che avevano usato il sito Web e l’app per dispositivi mobili e il 92% di persone la cui attività cerebrale era stata registrata ha mostrato ritmi circadiani nelle convulsioni. Inoltre, il 7-21% dei pazienti che registravano le crisi via web o app ha mostrato ritmi settimanali e il 14-22% ha avuto cicli più lunghi di tre settimane. Circa i due terzi dei pazienti coinvolti nello studio (64%) avevano più di un tipo di ciclo associato ai loro attacchi.

Gli autori affermano che il ciclo settimanale delle crisi è particolarmente interessante, poiché la causa fisiologica di un ciclo settimanale non è ben stabilita come un ritmo circadiano, e si discute se ciò sia naturale o ambientale.

Per le persone con un ciclo circadiano nelle loro convulsioni, il tempo di picco delle convulsioni variava durante il giorno, ma si sono verificati più attacchi alle 8 e alle 20. I cicli settimanali non favorivano alcun giorno della settimana, ma più persone hanno avuto convulsioni il martedì e il mercoledì.

I risultati sono stati simili per uomini e donne e per persone con diverse forme di epilessia. Gli autori ritengono che i cicli guidino la probabilità delle crisi, piuttosto che sia l’epilessia a guidare i cicli.

L’importanza pratica dello studio

I ricercatori affermano che i risultati potrebbero avere importanti implicazioni per i pazienti, aiutandoli a prevedere e a gestire i loro attacchi. Con ulteriori ricerche, i risultati potrebbero aiutare a guidare anche il trattamento.

“L’ubiquità dei cicli di crisi indica che questo è un importante fenomeno clinico che colpisce la maggior parte dei pazienti. Questo significa che potrebbe essere un modo importante per migliorare il trattamento per molte persone con epilessia. Anche senza comprendere appieno i meccanismi dei cicli delle convulsioni, i modelli temporali possono essere incorporati nei piani di gestione del paziente, attraverso la cronoterapia, il processo di pianificazione del farmaco in modo che le concentrazioni di farmaco corrispondano ai momenti in cui le convulsioni sono più probabili. Tuttavia, i cicli giornalieri potrebbero anche essere causati da picchi e depressioni nell’efficacia del farmaco, a causa di come il farmaco viene metabolizzato nel corpo. Quindi la sua alterazione potrebbe alterare i tempi delle convulsioni di una persona. Non è stato ancora esplorato l’adattamento degli orari dei farmaci ai cicli settimanali o mensili. “Spiega il professor Cook.

 

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