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Migliaia di siti Maya identificati in Guatemala grazie al Laser

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Quando si pensa ai Maya si pensa allo Yucatan, in Messico, il territorio che ha rappresentato una vera e propria culla per lo sviluppo di questa civiltà. Le prime città Maya si svilupparono tra il 750 a.C. e il 500 a.C., moltiplicandosi nella regione, con edifici dalle pregevoli caratteristiche architettoniche ed artistiche.

Ad una fase di prosperità fece seguito un progressivo declino, culminato nel XVI secolo, quando l’impero spagnolo colonizzò la regione mesoamericana. L’ultima città maya capitolò nel 1697.

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L’impero diffuso

Guardando la mappa del Messico, nella sua parte meridionale, appare evidente che la distribuzione delle città Maya non poteva essere limitata dai confini odierni con gli stati confinanti. Infatti, sono stati scoperti siti particolarmente importanti anche in Belize e in Guatemala.

Proprio su quest’ultima nazione si è concentrata l’attenzione di un gruppo di ricercatori internazionali, che hanno utilizzato un particolare tipo di laser per eseguire una scansione sulle pianure del Guatemala, cercando di identificare e caratterizzare le infrastrutture Maya di questa regione.

Lidar: il laser per costruire mappe 3D

Lo stato centroamericano, così come vaste aree del Messico meridionale, è ricoperto da una fitta foresta tropicale, il che rende molto difficile l’esplorazione del territorio alla ricerca di reperti archeologici. Una particolare applicazione del laser, il Lidar (Light Detection And Ranging), consente di superare queste difficoltà, eseguendo una scansione del suolo che non viene influenzata dalla vegetazione.

Lo strumento consente così di ottenere mappe in tre dimensioni, con precise rappresentazioni delle caratteristiche topografiche della zona analizzata. Dal 2016 sono stati mappati oltre 2.100Km2 della Riserva della Biosfera Maya, una fascia di territorio guatemalteco che si trova nella parte più settentrionale del paese, al confine con il Messico.

Il progetto di ricerca fa parte della Pacunam Lidar Initiative (PLI), finanziata dalla PACUNAM Foundation, un’organizzazione no-profit guatemalteca, fondata nel 2006. Lo scopo di questa istituzione è quello di coordinare gli sforzi e fornire risorse per identificare, guidare e promuovere progetti che proteggano e mantengano il patrimonio culturale e naturale della nazione.

Una zona molto popolata

Grazie al Lidar, sono state identificate oltre 61.000 antiche strutture, con una densità di 29 strutture/km2. Con l’analisi di altri fattori, i ricercatori stimano che questa regione fosse abitata, nel periodo tardo classico (da 650 a 800 d.C.), con una densità di circa 80-120 persone/Km2. Applicando questa densità a tutta l’area studiata, si può pensare che la popolazione complessiva fosse compresa tra i 7 e gli 11 milioni di abitanti.

I risultati dello studio hanno anche permesso di evidenziare come la distribuzione degli insediamenti non fosse omogenea, ma articolata in zone più o meno popolate. Aree rurali con bassa densità abitativa si alternavano a zone periurbane, raccolte in piccoli centri. Esistevano poi grandi città, ma non mancavano popolazioni disperse nel territorio.

Le opere agricole Maya

Oltre a rilevare la distribuzione delle infrastrutture urbane, il Lidar ha anche consentito di identificare insediamenti agricoli. In particolare, sono state rivelate tutte le modifiche apportate al territorio, per poter svolgere varie coltivazioni in modo intensivo, come sistemi di campo nelle zone umide e terrazzamenti nelle aree montane. Operazioni indispensabili per potere nutrire una popolazione così vasta.

Questi dati hanno portato a formulare l’ipotesi che vi fosse una vera e propria pianificazione centralizzata dell’attività agricola per le zone umide. Al contrario, i terrazzamenti sembrano rispecchiare una gestione locale del territorio.

Nel complesso i ricercatori hanno identificato 362 km2 di terreno agricolo volutamente modificato e altri 952 km2 di altopiani non modificati, dove probabilmente i campi da coltivare erano sgomberati e concimati tagliando e bruciando la vegetazione.

La ricerca ha permesso inoltre di identificare circa 106Km di strade rialzate, che connettevano centri minori e maggiori, anche a lunga distanza.  A queste infrastrutture di collegamento si contrappongono le caratteristiche difensive delle città, che indicano una sostanziale disconnessione sociale e conflitti su larga scala.

Alla scoperta del vasto territorio Maya

I risultati di questo studio forniscono immagini tridimensionali delle città Maya di grande suggestione, permettendo di apprezzare in modo nitido quanto fosse diffusa, evoluta e complessa questa civiltà.

Chiunque si rechi a visitare lo Yucatan o il Guatemala si rende facilmente conto della numerosità degli insediamenti nella regione. Allo stesso modo è facile intuire come molti siano ancora nascosti dalla fitta foresta tropicale che copre gran parte di questo territorio.

Allontanandosi dai sentieri più battuti nei siti Maya più famosi, come Palenque, Calakmul o Uxmal, è facile imbattersi in numerose rovine ancora abbandonate e non restaurate. Altro segno di quanto lavoro ci sia ancora da fare per svelare i molti interrogativi che ancora avvolgono questa popolazione.

 

Franco Folino

 

Marcello A. Canuto, et al. Ancient lowland Maya complexity as revealed by airborne laser scanning of northern Guatemala. Science 28 Sep 2018:Vol. 361, Issue 6409.

 

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franco.folino
Franco Folino è un medico chirurgo, specialista in cardiologia, e un giornalista. Ha iniziato a lavorare come cronista alla fine degli anni settanta, scrivendo articoli per diverse riviste italiane di sport motoristici, e in seguito anche in media televisivi privati, estendendo il suo interesse in altri campi dell’informazione. Ha pubblicato differenti articoli scientifici ed editoriali su prestigiose riviste internazionali. Ha contribuito alla nascita di Newence, diventandone il direttore responsabile dal marzo del 2017.

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