Avere il coniuge in unità coronarica fa rischiare l’infarto

Secondo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Circulation, avere un coniuge in un’unità di terapia intensiva coronarica di un ospedale può aumentare le probabilità di avere un infarto miocardico o un ricovero per motivi cardiaci entro poche settimane.

“I coniugi dei pazienti in terapia intensiva dovrebbero prestare attenzione alla propria salute fisica, soprattutto in termini di malattie cardiovascolari”, ha detto l’autore senior dello studio Hiroyuki Ohbe, studente nel dipartimento di epidemiologia clinica ed economia sanitaria presso la School of Public Health dell’Università di Tokyo, in Giappone. “La terapia intensiva può essere un ambiente stressante con notevoli oneri assistenziali e i coniugi possono dover prendere decisioni difficili sul continuare o terminare il trattamento di sostentamento vitale”.

“L’ammissione di un paziente in terapia intensiva pone uno stress psicologico acuto sui membri della famiglia e tale stress può aumentare il rischio di malattie cardiovascolari in particolare per l’altro coniuge”, ha detto Ohbe.

La sindrome familiare post-terapia intensiva

Questo studio è il primo a suggerire che il ricovero in terapia intensiva di un coniuge possa essere un fattore di rischio per eventi di malattie cardiovascolari e ospedalizzazione nell’altro coniuge. Secondo una ricerca precedente, circa un quarto alla metà dei membri della famiglia di un paziente in condizioni critiche sperimentano sintomi di stress post-traumatico, ansia e depressione, noti come “sindrome familiare post-terapia intensiva”. Studi sul lutto hanno dimostrato un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, in particolare nelle prime settimane e mesi dopo la morte di una persona cara, nota come sindrome del cuore spezzato (broken-heart syndrome).

I ricercatori hanno abbinato i coniugi dei pazienti ricoverati in terapia intensiva per più di due giorni con persone selezionate casualmente dal database del Japan Medical Data Center con quelli dei pazienti ricoverati e ambulatoriali tra gennaio 2005 e agosto 2018.

Tra 2,1 milioni di persone (poco più di un milione di coppie sposate), più di 7.800 coniugi di pazienti ricoverati in terapia intensiva sono stati abbinati a più di 31.000 persone selezionate a caso dal database. L’età media dei coniugi era di 54 anni e il 35% erano uomini. I due gruppi sono stati abbinati per sesso, età e stato di assicurazione medica.

I ricercatori hanno valutato i dati per qualsiasi visita per malattie cardiovascolari, ospedalizzazione per malattie cardiovascolari ed eventi cardiovascolari gravi.

Maggiori probabilità di avere un evento cardiovascolare

I risultati hanno evidenziato come, rispetto alle persone con coniuge non ricoverato in terapia intensiva, quelle con marito o moglie in terapia intensiva avevano maggiori probabilità di avere un evento cardiovascolare, come dolore toracico, infarto, ictus, aritmie, insufficienza cardiaca o embolia polmonare entro un mese. Inoltre, avevano maggiori probabilità di essere ricoverati in ospedale per malattie cardiovascolari o essere ospedalizzati per gravi eventi cardiovascolari.

Poiché il database ha incluso solo pazienti con assicurazione sanitaria connessa al lavoro, la capacità di generalizzare i risultati ad altre popolazioni, come gli anziani o quelli senza assicurazione, potrebbe essere limitata.

Studi precedenti e le attuali linee guida dell’American College of Critical Care Medicine sulla cura dei familiari dei pazienti in terapia intensiva si sono concentrati principalmente sulla salute mentale, hanno osservato i ricercatori. Nessuno studio ha esaminato i rischi per la salute fisica per i membri della famiglia.

 

 

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