La Groenlandia nel Pleistocene era senza ghiaccio. Presagio di un prossimo futuro?

Lo scioglimento dei ghiacci rappresenta un fenomeno estremamente allarmante dei giorni nostri. Gli scienziati svolgono un costante monitoraggio di tutta la superficie del pianeta, in particolare delle calotte polari, e viene evidenziata ormai da molti anni una costante riduzione della porzione dello strato ghiacciato. Una regione critica del nostro pianeta, che viene considerata come un indicatore della situazione globale, è la Groenlandia.

Variazioni nello scioglimento stagionale dei ghiacci della Groenlandia dal 1979/Thomas Mote, University of Georgia

La sua coperta di ghiaccio ha subito dal 1995 uno scioglimento sempre maggiore, con un picco nel 2012. Quest’anno il depauperamento è stato il decimo più alto degli ultimi 38 anni, con la perdita stagionale documentata del 43% dello strato di ghiaccio.

La Groenlandia rappresenta la seconda zona ghiacciata più grande del mondo dopo la calotta antartica, con una lunghezza di quasi 2.400 chilometri ed una larghezza massima di 1.100 chilometri. Lo spessore del ghiaccio è mediamente di 2.135 metri ed è formato da differenti strati che si sono depositati ere geologiche che si sono susseguite.

 

Per una ricostruzione della stratificazione dei ghiacci nel tempo in Groenlandia, guardate questo video della NASA.

 

 

Per avere un’idea della quantità di ghiaccio accumulata in Groenlandia, basti pensare che se i suoi 2.850.000 chilometri cubi di ghiaccio dovessero sciogliersi, si avrebbe un innalzamento del livello globale del mare di circa 7,2-7,4 metri.

A quanto pare però, già in un lontano passato ci sono stati periodi in cui la Groenlandia era quasi completamente priva di ghiaccio.

E’ quanto emerge da un recente studio, pubblicato su Nature, che ha dimostrato come nel Pleistocene (era geologica che va da circa 2.588.000 a 11.700 anni fa) l’isola fu per lunghi periodi priva del suo cappuccio glaciale.

Per raggiungere queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato la concentrazione degli isotopi di berillio e alluminio, prodotti dai raggi cosmici, nella roccia al di sotto della calotta di ghiaccio. Questo è stato possibile attraverso profonde trivellazioni che hanno prodotto “carote” di ghiaccio lunghe oltre tre chilometri, con oltre 13 metri di ghiaccio ricco di sedimenti e 1.55 metri di roccia.

I raggi cosmici sostanzialmente non penetrano sotto i ghiacci, quindi un incremento di questi elementi indica che è esistito un periodo in cui le rocce della Groenlandia furono esposte al sole.

I risultati indicano che il ghiaccio dell’isola in alcuni periodi si ridusse a meno del dieci per cento del suo volume attuale. Le concentrazioni dei due isotopi, dimostrano inoltre che il sito analizzato doveva essere privo di ghiaccio per un considerevole periodo di tempo.

I motivi che portarono a questo scioglimento sono complessi e non sembrano legati ad un semplice aumento della temperatura, ma alla distribuzione delle sue variazioni sulla superficie dell’isola, alle sue variazioni stagionali e al soleggiamento.

A noi non resta che sperare che le misure approvate nella recente conferenza sui cambiamenti climatici possano rapidamente essere applicate e riescano a fermare lo scioglimento dei ghiacci.

Per come stanno andando le cose è difficile essere ottimisti e l’accelerazione dell’aumento della temperatura atmosferica sembra indicare una dinamica esponenziale del fenomeno. Fino a quando sarà possibile invertire questo andamento senza che si provochino disastri ambientali non lo sappiamo.

 

 

Schaefer JM, et al. Greenland was nearly ice-free for extended periods during the Pleistocene. Nature 2016;540:252-255.

 

 

 

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