Home Gastroenterologia Gli anticorpi monoclonali per la cura della malattia di Crohn: il risankizumab

Gli anticorpi monoclonali per la cura della malattia di Crohn: il risankizumab

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Malattia di Crohn nella mucosa dell'esofago. Nephron

La malattia di Crohn è un’affezione infiammatoria intestinale che coinvolge la parete superficiale del tratto digestivo, causando dolore addominale, diarrea grave, affaticamento, perdita di peso e malnutrizione. Può colpire già nella prima infanzia, così come in tarda età, con un impatto significativo sulla qualità della vita del paziente.

Si caratterizza per la formazione di stenosi, fistole, ulcere e granulomi nella mucosa, interessando principalmente la porzione terminale del colon, ma può compromettere qualsiasi regione del tratto intestinale, dalla bocca al retto.

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I trattamenti della malattia di Crohn includono la terapia nutrizionale, l’astensione dal fumo, la terapia farmacologica e, in casi selezionati, la chirurgia.

Gli obiettivi del trattamento farmacologico sono quelli di ridurre i sintomi e mantenere o migliorare la qualità della vita. Tra le molecole utilizzate vi sono i glucocorticoidi, il 5-aminosalicilato, l’azatioprina e il metotressato. Trattamenti alternativi possono essere gli inibitori del TNF-alfa o altri immunomodulatori, mentre più recentemente sono stati testati gli inibitori dell’integrina, gli inibitori della janus chinasi e gli anticorpi monoclonali che agiscono sulle interleuchine 12 e 23.

Proprio riguardo quest’ultimo mediatore dell’infiammazione, è stata pubblicata una sperimentazione di fase 2 che ha analizzato gli effetti del risankizumab, un anticorpo monoclonale, in un gruppo di 121 pazienti con malattia di Crohn.

L’interleuchina 23 è un regolatore chiave della cellula T-helper-17 e della cellula linfoide innata 3, che contribuiscono a loro volta alla produzione di citochine infiammatorie e all’infiammazione tissutale. Il trattamento con risankizumab potrebbe quindi ridurre l’infiammazione mediata dall’interleuchina-23 ma, grazie alla sua selettività, senza influenzare altri meccanismi infiammatori che sono importanti per la modulazione di risposte alle infezioni e allo sviluppo di neoplasie.

Lo studio, pubblicato online su The Lancet lo scorso 12 aprile, ha previsto la somministrazione del risankizumab, 200 o 600mg, per un periodo di 26 settimane, per via sottocutanea, mentre un gruppo di controllo ha ricevuto placebo. L’outcome primario dello studio è stata la remissione clinica nel gruppo in trattamento attivo, definita come un punteggio del Crohn’s Disease Activity Index inferiore a 150 alla dodicesima settimana.

Allo scadere di questo termine la remissione clinica è stata ottenuta nel 24% dei pazienti del gruppo risankizumab 200 mg e nel 37% dei pazienti del gruppo risankizumab 600 mg, mentre nei pazienti del gruppo di controllo la remissione si è verificata solo nel 15% dei casi. Nei gruppi di pazienti in trattamento attivo è stato evidenziato un maggior numero di casi di remissione endoscopica della malattia rispetto al gruppo di controllo.

Dall’analisi dei campioni bioptici raccolti nel colon, nei pazienti in trattamento attivo è stata osservata una significativa riduzione dell’espressione dei geni associati alla risposta immunitaria correlabile all’interleuchina-23.

Questo studio, per quanto condotto in pochi pazienti e per un periodo limitato di tempo, dimostra una chiara efficacia del risankizumab nel miglioramento della malattia di Crohn, confermando i meccanismi patogenetici implicati ed evidenziando un buon profilo di sicurezza.

Il nome della molecola è impronunciabile, ma i risultati sono decisamente incoraggianti.

 

Cover image volume 389, Issue 10078

 

Feagan BG, et al. Induction therapy with the selective interleukin-23 inhibitor risankizumab in patients with moderate-to-severe Crohn’s disease: a randomised, double-blind, placebo-controlled phase 2 study. The Lancet, Published online April 12, 2017.

 

 

 

 

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franco.folino
Franco Folino è un medico chirurgo, specialista in cardiologia, e un giornalista. Ha iniziato a lavorare come cronista alla fine degli anni settanta, scrivendo articoli per diverse riviste italiane di sport motoristici, e in seguito anche in media televisivi privati, estendendo il suo interesse in altri campi dell’informazione. Ha pubblicato differenti articoli scientifici ed editoriali su prestigiose riviste internazionali. Ha contribuito alla nascita di Newence, diventandone il direttore responsabile dal marzo del 2017.

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