Colesterolo ematico con livelli variabili e rischio cardiovascolare

In molti pazienti, nonostante un trattamento farmacologico apparentemente adeguato, i livelli di colesterolo ematico sono particolarmente variabili. Non sempre questo fenomeno è ascrivibile ad una scarsa compliance del paziente, o ad un regime dietetico inappropriato, ma sembra comunque rappresentare un importante fattore prognostico sfavorevole per le malattie cardiovascolari.

Negli ultimi anni già precedenti studi, pur su campioni limitati, avevano evidenziato questa associazione. A cercare di fare definitiva chiarezza sull’argomento arriva ora uno studio coreano, condotto su una vastissima popolazione di pazienti, pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista European Heart Journal.

La variabilità del colesterolo, riferita al dosaggio del colesterolo totale, è stata definita in base a tre indici statistici: coefficiente di variazione, deviazione standard e variabilità indipendente dalla media. Il primo di questi tre indici è stato utilizzato per divere in quattro quartili i 3.656.648 pazienti inclusi nell’analisi. Il numero di misurazioni di colesterolo totale per soggetto variava da 3 a 6.

L’endpoint dello studio comprendeva nuova diagnosi di infarto miocardico, ictus o morte.

L’incidenza della morte per qualsiasi causa è stata di circa il 60-70% più elevata nel quarto quartile, ovvero in quello con un coefficiente di variazione più elevato, in confronto con gli altri tre gruppi. Un rischio progressivamente maggiore è stato evidenziato confrontando i quartili con un coefficiente di variazione più elevato rispetto a quelli con coefficiente inferiore.

L’incidenza di infarto o ictus è stata superiore di circa il 50% nei pazienti del quarto quartile, rispetto a quelli degli altri gruppi. Anche in questo caso l’incidenza degli eventi è stata proporzionalmente maggiore tra il primo e l’ultimo quartile.

I risultati ottenuti offrono quindi un chiaro quadro della situazione, dove la variabilità dei valori di colesterolo totale si associa a considerevoli incrementi di rischio per gli eventi cardiovascolari, risultando come un predittore indipendente per lo sviluppo di infarto miocardico, ictus e morte. Non solo. È stata anche dimostrata l’esistenza di una definita relazione proporzionale tra variabilità del colesterolo e eventi clinici. Si deve inoltre sottolineare, come questi risultati siano stati ottenuti non solo nei pazienti già affetti da cardiopatia coronarica, ma anche nella popolazione generale.

L’instabilità dei valori di colesterolo totale sembra quindi rappresentare un nuovo ed importante fattore di rischio. Le ragioni per cui si realizza questa associazione sono lungi dall’essere definite. Probabilmente vi è una concorrenza di molteplici fattori, nel determinismo questi effetti sfavorevoli.

Gli autori provano ad associare il significato della la variabilità del colesterolo, alla variabilità di altri parametri vitali, quali la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa, ma è evidente che i meccanismi fisiopatologici di queste modulazioni hanno pochi punti in comune.

Va infine ricordato che, anche se è stata analizzata una popolazione estremamente vasta, si tratta comunque di uno studio retrospettivo, in cui non sono stati considerati i livelli di colesterolo HDL e di trigliceridi.

 

Franco Folino

 

Mee Kyoung Kim, et al. Cholesterol variability and the risk of mortality, myocardial infarction, and stroke: a nationwide population-based study. European Heart Journal (2017);38:3560-3566.

 

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