Dallo studio MADIT-CRT: l’efficacia della resincronizzazione cardiaca nei pazienti diabetici

Lo studio MADIT-CRT ha arruolato pazienti con insufficienza cardiaca lieve, frazione di eiezione del ventricolo sinistro ridotta e con QRS allargato, dimostrando come l’impianto dello stimolatore biventricolare sia in grado di ridurre gli eventi correlati all’insufficienza cardiaca e di migliorare la funzionalità cardiaca, nei confronti del semplice defibrillatore impiantabile (ICD).

LAmerican Journal of Cardiology ha recentemente pubblicato una nuova analisi dello studio MADIT-CR, che ha voluto confrontare l’efficacia clinica del dispositivo di resincronizzazione cardiaca in pazienti con insufficienza cardiaca lieve, presenza di un blocco di branca sinistra, con o senza diabete.

L’endpoint primario dello studio era la mortalità per tutte le cause a lungo termine. Gli endpoint secondari erano gli eventi correlabili all’insufficienza cardiaca, a lungo termine, valutati in modo isolato o combinati alla mortalità.

Sono stati considerati nell’analisi 1.278 pazienti arruolati nello studio MADIT-CRT. I pazienti diabetici erano il 30% (386 versus 892). Di questi, 124 erano stati trattati con insulina e 262 con altri agenti ipoglicemizzanti. I pazienti con diabete erano significativamente più anziani, presentavano più frequentemente una cardiomiopatia ischemica ed erano stati sottoposti più frequentemente ad un intervento di rivascolarizzazione coronarica.

La frazione di eiezione nei due gruppi di pazienti, con o senza diabete, era sostanzialmente equiparabile (28.6% versus 28.8%), ma i primi hanno evidenziato un ridotto volume telediastolico e telesistolico del ventricolo sinistro.

I risultati dell’analisi hanno evidenziato come al termine di un follow-up di 7 anni, la terapia di resincronizzazione cardiaca ha ridotto la mortalità, nei confronti dei pazienti con il solo defibrillatore. Questo risultato si conferma anche considerando i soli pazienti con diabete mellito (16% versus 24%).

Confrontando la mortalità nei pazienti con o senza diabete, si è visto come il beneficio della resincronizzazione fosse simile nei due gruppi.

Anche per quanto riguarda gli eventi clinici correlabili all’insufficienza cardiaca, la loro incidenza è risultata più bassa nei portatori di dispositivo di resincronizzazione, indipendentemente dalla presenza o meno di diabete.

I risultati più distintivi dello studio arrivano però dall’anali dei pazienti diabetici trattati o meno con insulina. In questi pazienti la resincronizzazione cardiaca si associava ad una ridotta probabilità cumulativa di eventi clinici e di eventi mortali, rispetto ai soli portatori di ICD, ma soli i pazienti insulino-dipendenti hanno evidenziato una minore probabilità di morte. Nei modelli multivariati, la resincronizzazione cardiaca era associata a un rischio significativamente inferiore di mortalità per qualsiasi causa, nei pazienti trattati con insulina, ma non in quelli trattati con altri ipoglicemizzanti.

Quanto emerge da questo studio sembra quindi indicare come i pazienti con diabete mellito traggono benefici dalla resincronizzazione cardiaca, così come altri soggetti con insufficienza cardiaca non diabetici.

All’interno del gruppo dei pazienti diabetici, il miglioramento della sopravvivenza indotto dalla terapia di resincronizzazione sembra però essere limitato ai soli pazienti trattati con insulina.

 

Franco Folino

 

 

Valentina Kutyifa, et al. Comparison of Long-Term Survival Benefits With Cardiac Resynchronization Therapy in Patients With Mild Heart Failure With Versus Without Diabetes Mellitus (from the Multicenter Automatic Defibrillator Implantation TrialWith Cardiac Resynchronization Therapy [MADIT-CRT]). Am J Cardiol 2018, epub.

 

 

 

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