Cuori artificiali: nuove conferme di efficacia e sicurezza per i VAD a pompa centrifuga

L’utilizzo di dispositivi di assistenza ventricolare (VAD) è in rapida crescita nel nostro paese. Le ragioni sono in parte legate alla carenza della disponibilità di organi per il trapianto cardiaco e in parte alla rapida evoluzione tecnologica degli ultimi anni, che ha consentito di ottenere dispositivi estremamente affidabili ed efficienti, utilizzabili non solo come terapia ponte al trapianto cardiaco, ma anche come trattamento definitivo.

Già lo scorso anno avevamo presentato uno studio che confrontava un dispositivo con flusso centrifugo, l’HeartWare Ventricular Assist Device System (HeartWare), e un dispositivo a flusso ematico lineare, l’Heart-Mate II Left Ventricular Assist System (St. Jude Corporation), in pazienti con scompenso cardiaco avanzato.

I risultati avevano allora evidenziato un miglior risultato clinico, a sei mesi, con l’utilizzo della pompa centrifuga a flusso continuo e levitazione magnetica.

Sono ora disponibili, sulle pagine del New England Journal of Medicine, ulteriori risultati di questo stesso studio, il MOMENTUM 3, basati sull’analisi a due anni degli esiti clinici.

Sono stati inclusi nello studio 366 pazienti con scompenso cardiaco avanzato, di cui 190 avevano ricevuto una pompa a flusso centrifugo e 176 una pompa a flusso assiale.

L’endpoint primario era un composito di sopravvivenza a 2 anni, senza ictus disabilitante, o sopravvivenza libera da reintervento per sostituire o rimuovere un dispositivo malfunzionante. Il reintervento per malfunzionamento del dispositivo si è verificato meno frequentemente nel gruppo con pompa a flusso centrifugo (1,6% versus 17,0%). I tassi di morte e ictus disabilitante sono risultati simili nei due gruppi, ma il tasso complessivo di ictus era inferiore nel gruppo con pompa a flusso centrifugo (10,1% versus 19,2%).

Anche questa parte dello studio sembra quindi indicare una superiorità dei dispositivi di assistenza ventricolare con pompa a flusso centrifugo, rispetto a quelli con pompa a flusso assiale, sia per quanto riguarda l’affidabilità tecnica sia per gli eventi clinici.

Questo studio, così come il precedente, è stato realizzato con il supporto di Abbott, produttore di un VAD dotato di pompa centrifuga a lievitazione magnetica, l’HeartMate 3.

Circa il 15% dei pazienti in lista per trapianto cardiaco muore nell’attesa dell’intervento e oltre il 30% necessita di un dispositivo di assistenza ventricolare come ponte al trapianto. Per questo, la disponibilità di dispositivi sicuri ed efficaci, in grado di poter garantire un recupero funzionale dei pazienti, prolungandone la sopravvivenza è una necessità pressante.

Negli ultimi dieci anni i progressi tecnologici hanno consentito di ottenere sistemi più piccoli, duraturi ed affidabili e il crescente numero di impianti sta a testimoniare la fiducia posta in questo tipo di trattamento. Nel prossimo futuro ci attendono certamente altre interessanti novità in questo campo, che apriranno nuove prospettive per il trattamento dei pazienti con scompenso cardiaco avanzato.

 

Mandeep R. Mehra, et al. Two-Year Outcomes with a Magnetically Levitated Cardiac Pump in Heart Failure. N Engl J Med 2018; 378:1386-1395.

 

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