Andexanet: un antidoto efficace per gli anticoagulanti che inibiscono il fattore Xa

Nei pazienti con sanguinamento maggiore acuto associato all’uso di un inibitore del fattore Xa, il trattamento con andexanet ha agito efficacemente come emostatico in 12 ore. Sono questi in sintesi i risultati di uno studio che ha consacrato questa molecola come potenziale antidoto nei confronti degli anticoagulanti diretti che agiscono inibendo il fattore Xa. L’articolo che presenta i risultati completi della sperimentazione, dopo la precedente presentazione dell’analisi ad interim, è stato pubblicato nei giorni scorsi sul New England Journal of Medicine.

Andexanet alfa

Quando alcuni anni fa entrarono in commercio gli anticoagulanti diretti, gli allora nuovi anticoagulanti orali, il primo appunto nei loro confronti fu la mancanza di un antidoto dedicato. Da allora, con il tempo, sono stati sviluppati differenti farmaci che consentono di bloccarne l’attività in modo rapido.

Andexanet alfa è una forma ricombinante modificata inattiva del fattore umano Xa, realizzata per legare e sequestrare le molecole dei farmaci che agiscono come inibitori del fattore Xa, rivaroxaban, apixaban e edoxaban, riducendone così rapidamente l’attività.

Questo nuovo farmaco ha ricevuto l’approvazione da parte della FDA circa un anno fa. Si tratta di un agente biologico che grazie alla sua maggiore affinità per l’inibitore del fattore Xa, blocca il farmaco anziché il fattore Xa stesso. In altre parole, Andexanet alfa crea forti legami con gli inibiroti del fattore Xa, neutralizzando la loro attività anticoagulante.

Oltre a legarsi con gli anticoagulanti diretti che inibiscono il fattore Xa, Andexanet alfa si lega anche con le eparine a basso peso molecolare e il fondaparinux.

Andexanet alfa nelle emorragie: lo studio

Questo nuovo studio ha valutato 352 pazienti (età media 77 anni) con sanguinamento maggiore acuto dopo somministrazione dei un inibitore del fattore Xa. Tutti hanno ricevuto un bolo di andexanet, seguito da un’infusione di 2 ore.

Lo studio ha avuto due endpoint primari di efficacia: la variazione percentuale rispetto al basale dell’attività anti-fattore Xa dopo il trattamento con andexanet e la percentuale di pazienti con eccellente o buona efficacia emostatica 12 ore dopo l’infusione del farmaco.

Un’efficace azione emostatica

I sanguinamenti maggiori registrati tra i pazienti sono stati in prevalenza intracranici (64%) o gastrointestinali (26%). Nei pazienti che avevano ricevuto apixaban, l’attività mediana anti-fattore Xa è diminuita da 149,7 ng per millilitro al basale a 11,1 ng per millilitro dopo il bolo andexanet.

Nei pazienti che avevano ricevuto rivaroxaban, il valore medio è diminuito da 211,8 ng per millilitro a 14,2 ng per millilitro. L’emostasi eccellente o buona si è verificata nell’82% dei pazienti.

Un antidoto per gli inibitori del fattore Xa

Questo studio sembra quindi confermare l’efficacia di andexanet alfa come antidoto, emostatico, per la cura dei sanguinamenti maggiori nei pazienti in trattamento con anticoagulanti che agiscono inibendo il fattore Xa.

Considerata la relativamente breve emivita degli anticoagulanti diretti, disporre di un farmaco in grado di regredire tempestivamente il loro effetto non è sempre necessario, ma poterne disporre in situazioni particolarmente critiche può essere determinante per salvare la vita del paziente.

 

Franco Folino

 

Stuart J. Connolly, et al. Full Study Report of Andexanet Alfa for Bleeding Associated with Factor Xa Inhibitors. N Engl J Med 2019; 380:1326-1335.

 

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