Arriva dalla Cina un incremento di emissioni di CFC, responsabili del buco dell’ozono

Secondo uno studio pubblicato su Nature questa settimana, le emissioni dalla Cina continentale orientale rappresentano almeno il 40-60% dell’aumento globale delle emissioni di triclofluorometano registrate dal 2013. Questo aumento sarà probabilmente il risultato di nuova produzione e utilizzo del composto, che è contrario all’accordo del Protocollo di Montreal siglato per eliminare gradualmente la produzione di clorofluorocarburi entro il 2010.

I clorofluorocarburi

I clorofluorocarburi, identificati dalla ben nota e famigerata sigla CFC sono composti chimici contenenti cloro, fluoro e carbonio. Sono in sostanza degli idrocarburi nei quali tutti o parte degli atomi d’idrogeno sono stati sostituiti da atomi di cloro e fluoro.

I CFC avevano trovato largo impiego come propellenti per aerosol e come agenti refrigeranti. Una volta però stabilita la loro responsabilità nella riduzione dello strato di ozono, ovvero nella creazione del “buco nell’ozono”, è stato deciso di bandirne l’uso a livello internazionale con il Protocollo di Montreal del 1987. In Italia, ad esempio, una legge ne ha disposto il blocco nel 2008.

Il triclorofluorometano, chiamato anche freon-11, CFC-11 o R-11 è un clorofluorocarburo. È stato il primo fluido refrigerante di largo impiego.

La concentrazione di CFC-11 nell’atmosfera torna a crescere

La concentrazione di CFC-11 nell’atmosfera è diminuita sostanzialmente dalla metà degli anni ’90. Tuttavia, l’anno scorso è stato riferito un rallentamento di questo calo che si evidenziava a partire dal 2012. È stato quindi suggerito che le emissioni globali di CFC-11 dovevano essere aumentate, ma le fonti responsabili non erano state identificate.

I dati di monitoraggio globale

Sunyoung Park, Matt Rigby e colleghi hanno combinato le osservazioni atmosferiche di Gosan, Corea del Sud e Hateruma, in Giappone, con dati di monitoraggio globale e modelli di trasporto di sostanze chimiche atmosferiche per indagare sulla fonte dell’aumento.

Gli autori indicano che le emissioni di CFC-11 dalla Cina continentale orientale sono state circa 7.000.000 di chilogrammi l’anno in più tra il 2014 e il 2017 rispetto al 2008-2012. Mostrano che l’aumento delle emissioni si manifesta principalmente intorno alle province nordorientali di Shandong e Hebei e che queste emissioni sono probabilmente il risultato di una nuova produzione e di un maggior utilizzo, non dichiarati.

 

 

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