Gli antibiotici per via inalatoria riducono la carica batterica nei pazienti adulti con bronchiectasie

Gli antibiotici somministrati per via inalatoria riducono la carica batterica e la frequenza delle infezioni recidive del tratto respiratorio nei pazienti con bronchiectasie. Sono questi in sintesi i risultati di un recente studio, pubblicato sulla rivista The Lancet Respiratory Medicine, che non ha però evidenziato miglioramenti della qualità della vita di questi pazienti indotti da questi farmaci.

Le bronchiectasie non da fibrosi cistica

Le bronchiectasie sono una tipica manifestazione della fibrosi cistica, ma possono presentarsi anche nel corso di altre patologie del sistema respiratorio. In questo caso è considerata una malattia polmonare eterogenea cronica, caratterizzata dall’allargamento e ispessimento permanenti e anormali delle pareti bronchiali, dalla compromissione della clearance mucociliare e da suppurazione.

Gli antibiotici per inalazione sono stati usati a lungo nei pazienti con fibrosi cistica, ma raramente sono utilizzati in quelli con questa forma generica di bronchiectasie. Non vi sono quindi elementi certi a favore dell’utilizzo di questi farmaci in questo gruppo di pazienti.

Gli antibiotici per inalazione nelle bronchiectasie non da fibrosi cistica

Per cercare di dirimere il dubbio, un gruppo di ricercatori scozzesi ha effettuato una revisione sistematica e una meta-analisi di tutti gli studi randomizzati e controllati sull’uso di antibiotici per via inalatoria, in pazienti adulti con bronchiectasie e infezioni croniche del tratto respiratorio, non dovute a una fibrosi cistica.

Gli endpoint di efficacia considerati nell’analisi erano la carica batterica, l’eradicazione batterica dall’espettorato, la frequenza delle esacerbazioni, il tempo alla prima esacerbazione, la percentuale di pazienti con almeno una esacerbazione, la frequenza delle esacerbazioni gravi, la qualità della vita, il cambiamento del FEV 1, la distanza nel test del cammino dei 6 minuti, la mortalità, l’aderenza al trattamento e il volume dell’espettorato.

Ridotte le esacerbazioni, ma non migliora la FEV1

Dopo un’accurata selezione, sono stati inclusi nell’analisi 16 studi, per complessivi 2.597 pazienti. Il trattamento con antibiotici inalatori ha indotto una riduzione media delle unità formanti colonie per grammo di espettorato -2,32 unità logaritmiche.

Il trattamento ha inoltre ridotto la frequenza degli episodi di esacerbazione, gravi e non gravi, e prolungato il tempo alla prima esacerbazione.

Al contrario non sono stati evidenziati miglioramenti indotti dal trattamento nei questionari che esploravano la qualità della vita. Anche la FEV1 è peggiorata, ma in modo non significativo.

Non sono stati rilevati effetti avversi legati al trattamento, ma è stata piuttosto messa in evidenza la comparsa di una resistenza batterica alla fine del periodo di cura.

Risultati in chiaroscuro

Quanto emerge da questa metanalisi è una documentata efficacia degli antibiotici per via inalatoria nel ridurre la carica batterica e gli episodi di acutizzazione dell’infezione. D’altra parte però i risultati sono piuttosto deludenti sul piano clinico, con scarsi miglioramenti della qualità della vita.

In questo gruppo di pazienti, con bronchiectasie non legate alla presenza di una fibrosi cistica, e infezioni croniche del tratto respiratorio, l’uso di questi farmaci resta quindi ancora controverso.

 

Franco Folino

 

 

Irena F Laska, et al. The efficacy and safety of inhaled antibiotics for the treatment of bronchiectasis in adults: a systematic review and meta-analysis. The Lancet Respiratory Medicine, published: August 09, 2019.

 

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