L’efficacia degli interventi farmacologici e non farmacologici nella prevenzione del suicidio

I casi di suicidio sono il frutto di un grave disagio o malessere psichico e in alcune regioni del mondo sono in costante aumento. Una recente revisione sistematica della letteratura sull’argomento, pubblicata sulla rivista Annals of Internal Medicine, ha cercato di delineare con maggior precisione gli effetti di alcune tra le differenti terapie proposte per prevenire il suicidio.

Ha evidenziato come sia la terapia cognitivo comportamentale (CBT), sia la terapia comportamentale dialettica (DBT) riducono il rischio di suicidio rispetto al trattamento abituale. D’altro Canto, la ketamina e il litio si sono dimostrati in grado di ridurre il tasso di suicidi rispetto al placebo, ma le informazioni sui possibili effetti avversi indotti da questi farmaci sono risultate piuttosto limitate.

I suicidi negli Stati Uniti e in Italia

Le percentuali di suicidio negli Stati Uniti sono aumentate del 30 percento dal 2000 al 2016 e l’ideazione, la pianificazione e i tentativi di suicidio sono aumentati maggiormente tra le persone di età compresa tra i 18 e i 25 anni. I tassi di suicidio sono particolarmente alti tra i veterani.

In Italia, secondo i dati ISTAT, vi è stata una diminuzione dei suicidi nel ventennio 1995-2015, che sono scesi del 14%. Nel 1995 erano 8,1 i suicidi ogni 100 mila abitanti che sono passati a 6,5 nel 2015. Il nostro paese si colloca quindi tra gli ultimi posti della graduatoria europea, con un tasso standardizzato di mortalità per età nel 2014 di 6,3, contro la media dell’Unione di 11,2.

Sempre secondo i dati ISTAT (2015) le fasce d’età più colpite sono quella degli over 65 (35%) e di quella 45-64 anni (37%). Nella fascia 25-44 anni la percentuale scende al 23%, mentre in quella inferiore (fino a 24 anni) è del 5%. Il 77,9% dei suicidi è messo in atto da uomini.

Interventi per contrastare il suicidio

I ricercatori dell’Istituto ECRI hanno esaminato e sintetizzato 8 revisioni sistematiche e 15 studi randomizzati e controllati su interventi farmacologici e non-farmacologici intesi a prevenire il suicidio nelle persone a rischio. I trattamenti non farmacologici includevano interventi psicologici, come la CBT, o la terapia talk , e DBT, che combina elementi di CBT, tecniche di allenamento delle abilità e tecniche di consapevolezza con l’obiettivo di aiutare le persone con disturbo di personalità borderline a sviluppare capacità nella regolazione delle emozioni, nell’efficienza interpersonale e nella tolleranza angosciosa.

I trattamenti farmacologici studiati includevano ketamina e litio.

I ricercatori hanno evidenziato prove moderate a sostegno dell’uso della CBT diretta o trasmessa via Internet nel ridurre i tentativi di suicidio, l’ideazione suicidaria e la disperazione rispetto alle normali cure. Prove a bassa forza suggeriscono che DBT potrebbe aiutare a ridurre l’ideazione suicidaria.

Per quanto riguarda i trattamenti farmaceutici, i ricercatori hanno trovato prove di forza moderata a sostegno dell’uso della chetamina endovenosa a breve termine per ridurre l’idea suicidaria e l’uso del litio per ridurre il suicidio.

 

 

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